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I piani industriali delle società partecipate alla luce dei nuovi programmi di prevenzione del rischio

Articolo pubblicato su Poliorama (www.poliorama.it) – Rivista di economia, politica e diritto.

di Pasquale Russiello

Le società a controllo e partecipazione pubblica (“Società partecipate”)[i] per effetto del combinato disposto del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (“TUSP”) e del nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza delle Imprese (“CCII”) sono chiamate a redigere adeguati programmi di valutazione del rischio e adottare appropriati presidi organizzativi.

Come indicato dall’Osservatorio Enti Pubblici e Società Partecipate istituito dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili[ii] e dal MEF nell’ambito del “Programma di valutazione del rischio di crisi aziendale delle società partecipate”[iii], per assolvere alle prescrizioni, solo in parte sovrapponibili, dei due presidi normativi, il management delle società partecipate deve adottare un set di soluzioni finalizzate a:

i) individuare le aree di rischio e le variabili esterne che possono provocare squilibri gestionali, economico e finanziari, (approccio “forward looking”) e le opportunità di miglioramento delle performance;

ii) implementare specifici strumenti di monitoraggio predisposti in linea con la mappa dei rischi ed in grado di intercettare gli eventuali segnali premonitori della crisi (sistema di “early warning”);

iii) qualificare le previsioni economico-finanziarie, conferendo attendibilità e concretezza ai modelli impiegati per effettuare i controlli e adottare le opportune decisioni.

Rispetto agli autorevoli contributi in tema di strumenti di prevenzione dei rischi e adozione degli adeguati presidi organizzativi, la Fondazione Ifel Campania, basandosi sulla costante attività di ricerca ed alcune esperienze empiriche, intende fornire un proprio contributo partendo dall’evoluzione del ruolo del piano industriale, aggiornato alla luce delle indicazioni del TUSP e del CCII.

Contenuti del piano industriale delle partecipate

La costruzione e le finalità del TUSP e del CCII contemplano un’ampia casistica, comunque incentrata sulla gestione di una situazione di crisi. Nel TUSP, in particolare, sono esplicitati i contenuti dei piani di ristrutturazione[iv] e di risanamento[v], documenti essenziali per dar corso a percorsi di fuoriuscita da situazioni di crisi con diversi livelli di reversibilità.

Con il presente contributo, si intende innanzitutto rappresentare che esistono molteplici partecipate che svolgono performance in condizioni di assoluta efficienza e che possono incidere positivamente sull’azione amministrativa degli Enti locali e sulla qualità dei servizi erogati alla proprietà ed alla collettività. All’uopo, si ritiene opportuno introdurre il concetto di “mappa delle opportunità” come spunto di riflessione da affiancare alla mappa dei rischi, indicata dalle normative vigenti.

Tra le opportunità da porre all’attenzione della governance, si indicano, a titolo esemplificativo: il potenziamento degli investimenti in asset materiali, immateriali, la qualificazione del capitale umano, l’adozione di nuove tecnologie, il perseguimento del risparmio energetico, la redazione di bilanci di sostenibilità e la rilevazione della rendicontazione non finanziaria contribuendo alla diffusione dei principi ESG.

Aperto uno spiraglio ad un forward looking che contenga l’enunciazione delle aree di miglioramento aziendali e di impatto sulla collettività, ovvero non solo incentrato sul monitoraggio dell’andamento inerziale esposto a rischi esterni ed interni, il piano industriale da documento finalizzato a proiettare le evoluzioni gestionali ed organizzative e simulare la situazione economico finanziaria pluriennale, deve diventare un processo in continua evoluzione più che un un’attività straordinaria, periodica, e di senso compiuto.

Un processo che consenta di:

  • Rappresentare la sussistenza, in itinere, dei requisiti tecnici, organizzativi e finanziari, in coerenza con le attività esercitate.
  • Mappare i rischi esterni ai processi governabili nell’ambito delle relazioni tra proprietà e management.
  • Gestire il costo marginale, dimostrando l’attitudine a perseguire l’efficienza gestionale con un approccio quantitativo e dinamico.
  • Identificare le metriche su cui basare la costruzione delle previsioni, esplicitando le variabili con impatti potenziali sugli scenari e le regole per il monitoraggio.
  • Sviluppare le previsioni di cassa, con un livello di dettaglio, range temporale e di sensitività proporzionato alle peculiarità del servizio, le caratteristiche aziendali e il contesto esterno nel quale la stessa opera.

Permanenza dei requisiti formali e sostanziali per gli affidamenti diretti

Oltre al rispetto delle condizioni previste dall’assetto societario ed alle modalità di espletamento del controllo analogo che configurano una società come controllata o partecipata pubblica, le società partecipate per ottenere affidamenti diretti devono monitorare costantemente la sussistenza di adeguati requisiti organizzativi, gestionali, tecnici e finanziari.

Tale verifica parte dall’analisi delle caratteristiche del servizio per riscontrare l’idoneità dell’azienda ad erogarlo in condizioni di continuità, efficienza ed economicità e procede con l’osservazione sistematica del modello gestionale, verificando la permanenza dei requisiti sostanziali, oltre che formali, a fornire le migliori prestazioni possibili nell’interesse dell’utenza e della committenza.

Il suddetto riscontro assume una connotazione continuativa e dinamica e non straordinaria e periodica. Nel corso del tempo, le esigenze che l’ente pubblico proprietario intende soddisfare mediante una propria partecipata, possono modificarsi, così come, pur permanendo in una condizione di continuità aziendale, la partecipata può subire delle evoluzioni che la rendono più o meno idonea a svolgere il servizio così come è venuto a configurarsi per effetto di contingenze non sempre prevedibili.

La verifica ex ante dell’adeguato assetto organizzativo ha quindi una natura tecnica-gestionale-organizzativa, configurandosi come due diligence industriale e prevedendo l’emersione di mismatch, anche potenziali e talvolta di non semplice rilevazione, tra la tipologia di servizio richiesto e lo stato di salute aziendale.

Mappatura dei fattori esogeni

Verificati i requisiti essenziali per l’erogazione dei servizi, il piano industriale deve contemplare un’analisi dei potenziali rischi che a vario titolo possono incidere sull’equilibrio organizzativo, tecnico, economico o finanziario.

Per fattori esogeni, si intendono tutte le variabili esterne al governo societario ed alle leve attivabili dalla proprietà. Nel corso degli ultimi anni, la crisi pandemica, il conflitto russo-ucraino con l’impennata dei costi dell’energia, l’inflazione, la crescita dei tassi di interesse e del costo del debito, la crisi israelo-palestinese, sono risultati fattori che, con diversa intensità e tempi di impatto, hanno inciso sull’equilibrio aziendale.

Questi aspetti, quali a titolo esemplificativo: il costo dell’energia che induce a valutare investimenti in nuove soluzioni di approvvigionamento energetico o il costo del debito che apre a considerazioni sulla composizione delle fonti, relegati in passato nel novero delle ipotesi generiche, negli ultimi anni si sono dimostrati decisivi sull’equilibrio aziendale.

Monitoraggio del costo marginale

La struttura dei costi e le modalità di approvvigionamento dei fattori produttivi costituiscono la base su cui viene calcolato il punto di pareggio, vengono sviluppate le previsioni in termini di ricavi e si misura la marginalità lorda e operativa, adottando anche analisi di scenario, laddove il contesto preveda range di oscillazione potenzialmente rilevanti. Il controllo dinamico della struttura dei costi è, pertanto, una componente imprescindibile del piano industriale, nel quale vanno contemplate tutte le possibili variabili che possono avere un impatto deliberato o emergente sulla continuità aziendale.

Atteso che gli strumenti proposti si basano su rilevazioni di natura prevalentemente finanziaria e non consentono di ‘’predire’’ lo stato di crisi, ma di rilevarlo, il concetto di costo marginale introduce un approccio basato sul monitoraggio della redditività mensile e progressiva, rendendo leggibili i segnali premonitori di crisi di natura economica, sin dalla fase di incubazione.

Il monitoraggio del costo marginale e la verifica della redditività lorda e operativa costituiscono un baluardo al controllo dell’economicità della gestione e contribuiscono, in modo oggettivo, a far emergere tempestivamente i rischi di inefficienza, favorendo la diagnosi e la perimetrazione delle aree di intervento, anticipando il processo decisionale.

Identificare le metriche e costruire il modello di calcolo

La definizione delle variabili di impatto sulla struttura dei costi e dei ricavi e delle modalità di monitoraggio da eseguirsi con periodicità rapportata alle caratteristiche dimensionali, settoriali, patrimoniali e l’esposizione a rischi esterni, sono quindi propedeutiche alla proiezione dei flussi di cassa.

Considerata la diffusa convergenza, sia in un’ottica TUSP che CCII, sulla necessità di verificare l’andamento dei flussi di cassa a dodici mesi, ritenuti l’elemento cardine per il riscontro dello stato di salute aziendale, i temi su cui si è concentrata l’attenzione di Ifel Campania riguardano proprio le variabili che deve contemplare il modello di calcolo impiegato per sviluppare le previsioni economiche ed i criteri da adottare per tradurre tali performance sull’equilibrio finanziario di brevissimo, breve e medio termine.

Il modello su cui vengono impostate le assumption del conto economico, deve quindi fissare con precisione i margini di oscillazione dei fattori produttivi e le modalità con cui gli stessi impattano sulla marginalità lorda e operativa, inquanto tale impostazione costituisce il motore sul quale girano le variabili che incidono sui flussi di cassa. La costruzione del modello matematico riveste, pertanto, una rilevanza cruciale ai fini dell’attendibilità dei dati di input recepiti dal cash flow prospettico.

Sviluppare le previsioni di cassa

La presentazione di sintesi del modello di redazione del piano industriale compliance con le prescrizioni TUSP e CCII messa a punto da Ifel Campania, si completa con la definizione dei flussi di cassa mensili, intesi quale momento chiave del monitoraggio dello stato di salute aziendale, nonché quale adempimento formale per l’individuazione preventiva dell’insorgere di uno stato di crisi.

Le previsioni riguardanti i flussi di cassa assolvono al proprio ruolo, solo in presenza di dati attendibili e di modelli coerenti con le variabili esterne e congruenti rispetto alle correlazioni interne. Il cruscotto di monitoraggio è, dunque, necessario, ma diviene idoneo solo in presenza di una costruzione di fondo che rispetti le peculiarità del contesto aziendale e del servizio erogato. A testimonianza della necessità di approcciare le previsioni in modo personalizzato, si rappresenta il caso della proiezione temporale di visibilità dei flussi, diffusamente fissata a 12 mesi.

Ipotizzando una società che abbia un’importante finanziamento in corso con un periodo di preammortamento pari a 18 mesi, ovvero una che abbia previsto una restituzione bullet a 24 mesi, la visibilità a 12 mesi, appare del tutto inadeguata, in quanto i flussi subiscono uno shock correlato al manifestarsi di quelle uscite che si verificano in un periodo non monitorato dal cruscotto tarato, secondo prassi e non valutazioni specifiche, sui 12 mesi.

Concludendo, il modello di predisposizione dei piani industriali delle partecipate messo a punto da Ifel Campania, oltre a recepire tutte le indicazioni proposte dall’Osservatorio delle partecipate pubbliche e dal MEF, concentra l’attenzione sulla necessità di adottare una metodologia rigorosamente ispirata alla personalizzazione dei casi che preveda l’introduzione di una cultura aziendale ispirata al controllo analitico dei costi ed introduca la prassi del monitoraggio mensile, come elemento chiave per l’effettivo riscontro dello stato di salute dell’azienda e la condivisione, tempestiva, con la proprietà e gli organi di controllo, degli eventuali interventi necessari. Intendendo per tale non solo comportamenti ispirati al principio di prudenza e prevenzione della crisi, ma anche la promozione di scenari di crescita, miglioramento delle performance aziendali e della qualità dei servizi erogati.

[i] Secondo l’art. 2 (Definizioni) il D.L. 19 agosto 2016, n. 1 – Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, per ‘’società a controllo pubblico ’’ (lettera m), si intendono le società in cui una o più amministrazioni pubbliche esercitano poteri di controllo ai sensi della lettera b); le ‘’società a partecipazione pubblica’’ sono le società a controllo pubblico, nonché le altre società partecipate direttamente da amministrazioni pubbliche o da società a controllo pubblico.

[ii] LA CRISI NELLE SOCIETÀ PUBBLICHE, TRA TUSP E CCII

[iii] Consultazione pubblica sulle indicazioni della Struttura di monitoraggio sull’attuazione del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 (TUSP) in merito ai principali contenuti del Programma di valutazione del rischio di crisi aziendale, da adottare ai sensi dell’art. 6, comma 2, del TUSP. INDICAZIONI SUL PROGRAMMA DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI CRISI AZIENDALE (Art. 6, comma 2, D.Lgs. n. 175/2016)

[iv] Articolo 14 comma 4 del TUSP.

[v] Articolo 14 comma 5 del TUSP.

[iv] Articolo 14 comma 4 del TUSP.

[v] Articolo 14 comma 5 del TUSP.

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Gli accordi in esecuzione dei piani di ristrutturazione, come soluzione per la gestione del debito anche delle società a partecipazione pubblica

di Pasquale Russiello

La disciplina del piano attestato di risanamento previsto dall’art. 56 CCII accresce l’efficacia e perimetra gli ambiti di applicazione dello strumento di prevenzione della crisi, già presente nella Legge fallimentare all’articolo 67 comma 3 lettera d).

La nuova previsione indica con maggior dettaglio i requisiti ed il contenuto del piano, il cui tratto distintivo resta l’esclusione dal novero delle procedure concorsuali.

Lo strumento mantiene, dunque, una natura strettamente privatistica ed è finalizzato a favorire le negoziazioni con i creditori, prevenendo l’aggravamento di situazioni di crisi [1] latenti o conclamate e scongiurare l’insorgere di una condizione di insolvenza [2].

Presupposto oggettivo per l’adozione dello strumento è continuità aziendale, ovvero la presenza di uno stato di crisi perimetrato dal punto di vista strategico, determinabile in termini economico-finanziari e rimuovibile con un piano industriale concretamente attuabile.

Per quanto riguarda la tipologia di continuità, anche facendo riferimento a quanto riportato nella relazione accompagnatoria del Codice della crisi in cui si precisa che “il piano mira al risanamento dell’esposizione debitoria e al riequilibrio della situazione finanziaria ed è riservato quindi alle ipotesi di continuità aziendale”, si ritiene che non sussista alcuna preclusione alle ipotesi di continuità indiretta come soluzione alternativa alla continuità diretta.

Ambiti di applicazione e caratteristiche dello strumento

Il piano di ristrutturazione ex art. 56, ha un ambito di applicazione piuttosto contenuto, risultando efficace solo in quelle circostanze in cui la situazione di crisi appare concentrata nell’area finanziaria ed è risolvibile con l’intervento di un numero limitato di creditori. Il piano industriale svolge un ruolo indispensabile, ma in genere non sufficiente ad assicurare la ripresa della continuità aziendale, senza il tangibile e formale supporto dei creditori, attivamente coinvolti nella strategia di ristrutturazione.

Il piano diviene, pertanto, attuabile se è possibile sia determinare in modo puntuale l’ammontare del debito oggetto di ristrutturazione sia dimostrare che il perfezionamento degli accordi è in grado di agire sulla continuità aziendale con un approccio “off/on” consentendo la strutturale ripresa aziendale.

Le caratteristiche chiave dello strumento che si pone come forma di rimedio e prevenzione di situazioni liquidatorie, sono:

  • Il debitore mantiene sempre la titolarità del patrimonio aziendale e della gestione dell’impresa, in quanto il piano di risanamento è del tutto sottratto alla verifica dell’autorità giudiziaria.
  • Deve assicurare la continuità aziendale, in forma diretta o indiretta che va rafforzata, mediate la rimozione delle cause che pregiudicano l’equilibrio finanziario di breve e medio periodo.
  • Non è necessario il coinvolgimento dell’intero ceto creditorio, potendo essere perimetrato ai soli creditori strategici e/o di dimensioni tali da incidere sull’equilibrio di cassa.
  • Deve basarsi su un piano industriale costruito si investimenti con un basso coefficiente di rischio ed impatti concreti e misurabili con metriche attendibili e previsioni rientranti in range di oscillazione tali da consentire la “tenuta del piano” anche al verificarsi di perduranti scenari worst.
  • L’efficacia dell’attestazione può essere condizionata al verificarsi di uno o più eventi, risolvendo il frequente rischio di “riferimento circolare” che si verifica nei casi in cui uno o più creditori richiedono l’attestazione per dar corso alla transazione ed il professionista indipendente [3] si trova a dichiarare una fattibilità economica in assenza della preventiva formalizzazione degli accordi.
  • L’attestazione non prevede la fattibilità giuridica, tale obbligo, presente nella precedente formulazione, è stato esplicitamente rimosso concentrando l’attenzione su contenuti meramente aziendali [4].

Finalità protettive, tutele e limitazioni

La nuova normativa non ha stravolto le finalità protettive dello strumento che consistono nella salvaguardia da revocatoria ordinaria degli atti posti in essere in esecuzione del piano e l’esenzione dai reati di bancarotta e da revocatoria fallimentare.

Più precisamente, l’art. 166 CCII co 3. stabilisce che non sono soggetti all’azione revocatoria – lett. d) – “gli atti, i pagamenti effettuati e le garanzie concesse su beni del debitore posti in essere in esecuzione del piano attestato di cui all’articolo 56 o di cui all’articolo 284 e in esso indicati. L’esclusione non opera in caso di dolo o colpa grave dell’attestatore o di dolo o colpa grave del debitore, quando il creditore ne era a conoscenza al momento del compimento dell’atto, del pagamento o della costituzione della garanzia. L’esclusione opera anche con riguardo all’azione revocatoria ordinaria.”.

L‘accordo di ristrutturazione, non prevede: (a) la moratoria automatica per il pagamento dei debiti;  (b) lo stralcio di debiti previdenziali ed erariali[5]; (c) l’adozione di misure protettive [6]; (d) la sospensione dell’efficacia delle norme societarie in tema di scioglimento e di ricapitalizzazione [7].

Forma e contenuti del Piano attestato

Il piano attestato deve rispettare i contenuti minimi previsti, va redatto secondo i più recenti principi di attestazione, di recente sottoposti alla pubblica consultazione [8] ed essere redatto in modo da risultare sistematico, coerente e attendibile per ristabilire l’equilibrio finanziario di breve e medio periodo e superare gli “stress test” individuati dall’attestatore, in base alle cause della crisi, dell’entità dei correttivi e la complessità del piano industriale sottostante.

Dal punto di vista formale, l’attestazione deve avere data certa, per quanto riguarda i contenuti, l’art. 56 prevede un’articolazione degli argomenti [9] che può essere adattata a seconda delle circostanze e deve, in ogni caso, prevedere una trattazione logica idonea alle finalità dello strumento.

L’iter da seguire per la redazione del Piano, si ritiene, debba partire dalle ragioni che hanno portato all’adozione di tale soluzione, ovvero confermare da subito la sussistenza delle condizioni di continuità aziendale e la perimetrazione dell’area di intervento del piano, indicando in premessa:

  • Le cause della crisi e le ragioni sottostanti al mantenimento e/o raggiungimento della continuità aziendale;
  • La tipologia di prosecuzione, ovvero se la gestione avviene in modalità diretta o indiretta;
  • La portata del piano intendendo per tale l’ammontare di debito oggetto di negoziazione e lo stato della trattativa [10].

Una volta descritti i presupposti, rappresentate le condizioni per la sussistenza della continuità e indicati i criteri alla base della determinazione dell’entità del piano, è opportuno presentare i flussi di cassa prospettici, prevedendo i range di oscillazione e dimostrando la tenuta del Piano nei vari scenari.

Per quanto riguarda il piano industriale, si ritiene che lo stesso costituisca un documento autonomo, essenziale ai fini dell’attestazione del piano che, tuttavia, deve estrarre gli elementi chiave, verificarne la coerenza con le variabili esterne, la congruenza tra le varie assumption interne, nonché la ragionevolezza delle proiezioni e degli impatti economico-finanziari.

Si tratta dunque di verifiche esterne che l’attestatore svolge sulla base delle informazioni disponibili e che non comprendono la concreta fattibilità essendo la stessa correlata ad interventi tecnico-gestionali, talvolta complessi, che richiedono competenze diverse da quelle meramente aziendalistiche ed economico-finanziarie.

Durata del piano e collegamento con le trattative con i creditori

Pur non essendo la durata del piano limitata ad uno specifico numero di anni, si ritiene che la stessa debba essere quanto meno pari all’entrata a regime del piano industriale ed al verificarsi delle condizioni che considerano rimosse le cause della crisi e raggiunta una condizione di continuità tale da ritenere superato il rischio di insolvenza.

Considerato che il piano ha come finalità principale, il supporto alla definizione di accordi con i creditori, formalizzando tempi e modalità di estinzione, l’attestazione può intervenire, dopo, durante o prima la definizione.

Laddove le trattative sono formalizzate, l’attestatore è chiamato a verificare che le condizioni previste negli atti negoziali siano idonee a riequilibrare la situazione economico-finanziaria della società, innescando il processo di ripresa che andrà consolidandosi con l’attuazione del piano industriale.   

In presenza di negoziazioni in corso, la fattibilità del piano deve intendersi sospensivamente condizionata al verificarsi di un evento futuro, quale appunto la firma degli accordi sottoposti all’attestatore nella versione preliminare. In tale circostanza, l’attestazione non è efficace, ma diviene tale solo a seguito della formalizzazione alle medesime condizioni previste nelle versioni oggetto di negoziazione.

Conferma del trattamento non deteriore rispetto alla liquidazione giudiziale.

Fermo restando che lo strumento esclude accordi su debiti fiscali e contributivi, è possibile che tra i creditori figurino uno o più enti o soggetti a controllo pubblico. In queste circostanze, dovendosi prevedere un atto deliberativo da parte di responsabili chiamati a valutare una riduzione delle entrate, sebbene non sia prevista una specifica attestazione [11], si ritiene ragionevole che il creditore richieda una specifica attestazione dalla quale si evinca che la proposta di soddisfacimento del creditore è conveniente rispetto alla liquidazione giudiziale.    

______________________

[1]  Ex art. 2 CCII lett. a) si definisce stato di crisi: “lo stato del debitore che rende probabile l’insolvenza e che si manifesta con l’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte alle obbligazioni nei successivi dodici mesi”.

[2] Ex art. 2 CCII lett. b) si definisce stato di insolvenza: “lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni”.

[3] Ex art. 2 CCII lett. o) professionista indipendente (art. 2 CCII lett. o)).

[4] Pur essendo stata eliminata qualunque verifica preliminare di fattibilità giuridica da parte di un professionista terzo, non essendo previsto alcun controllo del Tribunale, onde evitare l’emergere di criticità di natura giuridica nel corso del piano di risanamento, nei casi in cui vi sia una pluralità di creditori e l’entità della crisi sia di difficile perimetrazione, appare utile menzionare nel piano quanto meno i rischi di natura legale che possono pregiudicare l’attuazione del piano, consultandosi con i legali che assistono il debitore.  

[5] Ex artt. 63 e 88 CCII.

[6] Ex art. 54 CCII.

[7] Ex art. 64 CCII.

[8] Comunicazione di apertura della pubblica consultazione

[9] L’elenco riportato nell’art.56 prevede “la situazione economico-patrimoniale e finanziaria dell’impresa; le principali cause della crisi; le strategie d’intervento e i tempi necessari per assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria; i creditori e l’ammontare dei crediti dei quali si propone la rinegoziazione e lo stato delle eventuali trattative, nonché’ l’elenco dei creditori estranei, con l’indicazione delle risorse destinate all’integrale soddisfacimento dei loro crediti alla data di scadenza; gli apporti di finanza nuova; i tempi delle azioni da compiersi, che consentono di verificarne la realizzazione, nonché gli strumenti da adottare nel caso di scostamento tra gli obiettivi e la situazione in atto; il piano industriale e l’evidenziazione dei suoi effetti sul piano finanziario.

[10] Lo strumento, in genere, prevede write-off  di una parte dei crediti e non sono l’allungamento delle scadenze, nel qual caso è attuabile anche l’Accordo di moratoria Ex art. 62 CCII.

[11] Ex art. 88 CCII comma 2.“L’attestazione del professionista indipendente, relativamente ai crediti tributari e contributivi, ha ad oggetto anche la convenienza del trattamento proposto rispetto alla liquidazione giudiziale e, nel concordato in continuità aziendale, la sussistenza di un trattamento non deteriore”.


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La revisione dei piani di riscadenzamento per accelerare le valutazioni da parte del sistema bancario

La permanenza del costo del debito su livelli molto superiori alla media degli ultimi dieci anni, richiede provvedimenti preventivi, soluzioni tempestive e nuove forme di collaborazione tra il sistema bancario, le imprese e i professionisti.

Pasquale Russiello


Un numero sempre più elevato di imprese esposte verso il sistema bancario con operazioni a tasso variabile e senza protezione, si trova a rivedere i propri flussi di cassa prospettici aggiornando le previsioni con il nuovo costo del debito.

Sebbene fosse stato agevolmente pronosticabile che al crollo dei tassi sarebbe seguito un riallineamento, molto meno prevedibili, per il mondo delle imprese, erano l’entità del picco e la durata su livelli quali quelli attuali.

Per inquadrare la situazione dalla giusta prospettiva, occorre partire dalla considerazione che ai finanziamenti pre-Covid, si è aggiunta una ingente massa di debito contratta durante e nel post-Covid, è stata erogata in un contesto emergenziale, con:

  • valutazioni di merito creditizio che hanno beneficiato della generosità delle garanzie pubbliche;
  • spread influenzati dall’Euribor a zero e a tratti negativo;
  • criteri di dimensionamento basate sui costi del personale ed il fatturato;
  • adozione di metriche per la capacità di rimborso senza sensitività ai tassi.

Inoltre, per quanto la destinazione dei suddetti finanziamenti, in molti casi hanno riguardato la copertura del deficit di circolante, circostanza che, oltre a non aver inciso sulla capacità competitiva delle aziende migliorandone efficacia e redditività, ha sostituito l’apporto di nuova finanza da parte della proprietà, apporto surrogato da patrimonializzazioni illiquide perfezionate ricorrendo alla rivalutazione degli asset.

Diverse società sono, pertanto, entrate nell’era post-Covid con buoni indicatori di fondo, ma con situazioni di cassa non agevoli, conseguenza naturale di nuovo indebitamento a “salvaguardia della continuità” e della crescita dei tassi. Crescita, è bene evidenziare, correlata all’esigenza macroeconomica di “raffreddamento”  dell’economia e del tutto impermeabile agli effetti sia sui conti economici degli esercizi dal 2022 in poi sia, aspetto ben più preoccupante, della tenuta finanziaria di breve e medio termine di quella porzione dell’universo di imprese non dotate di ampie riserve di cassa.

In un contesto caratterizzato dall’assenza di previsioni attendibili sulla flessione dei tassi, la richiesta di moratoria per un periodo correlato alla permanenza del costo del debito su livelli molto superiori alla media dell’ultimo decennio, viene considerata sia una forma di prevenzione di possibili condizioni di apnea finanziaria, sia un atto dovuto nel rispetto delle prescrizioni sugli adeguati assetti organizzativi.

Dal punto di vista bancario, gli obblighi in materia di monitoraggio della qualità del credito e la tempestiva gestione dei ritardi di pagamento, impone un non agevole lavoro di revisione delle pratiche e la decifrazione delle reali cause dei ritardi, attività essenziale per la corretta classificazione della posizione. Posizioni che, a loro volta, possono collocarsi in un range molto ampio che va dalla temporanea difficoltà a coprire il capitale e i nuovi importi per gli interessi a situazioni di altra portata risolvibili solo mediante il ricorso ad uno degli strumenti di gestione della crisi.

Per facilitare la lettura dello stato di salute delle imprese e delle prospettive di regolare ripresa dei flussi di cassa, e quindi accelerare il processo di revisione delle richieste di moratoria, è opportuno rappresentare ai soggetti finanziatori in modo trasparente il livello di difficoltà nel quale si innesta la richiesta, evidenziando l’impatto degli extra-esborsi per interessi e proponendo soluzioni circostanziate e concretamente praticabili per ritornare in una condizione di continuità aziendale ordinaria e duratura.

Da parte del sistema bancario, si nota una sostanziale predisposizione ad entrare nel merito delle posizioni, la consapevolezza che la massa di oneri finanziari sopportata dal sistema imprenditoriale per ancora non si sa quanto è un evento esogeno, si traduce un approccio collaborativo al reperimento di soluzioni sostenibile.  

Dal punto di vista delle imprese, e degli advisor incaricati, si ritiene che le richieste di moratoria, per loro natura urgenti, possano essere proficuamente accompagnate relazioni redatte da commercialisti con adeguate competenze nella creazione e valutazione di modelli previsionali e comprovata esperienza in materia di analisi e prevenzione della crisi, relazioni riportanti un set di informazioni minime quali: le cause, la portata, le modalità e i tempi di uscita dalla situazione contingente.

Rielaborazione R&P su fonte www.euribor-rates.eu

Immagine “Varying Effectiveness of Mitigation and Adaptation Strategies

Credits © 2021 ENVIRONMENTAL GRAPHITI. ALL RIGHTS RESERVED.


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Il factoring as a service di FX12 come strategia di sviluppo per le banche europee di piccole e medie dimensioni

Le banche europee di piccole e medie dimensioni svolgono un ruolo decisivo per le economie territoriali e lo sviluppo imprenditoriale di interesse locale.


Come riportato dal Single Resolution Board (“SRB”)[1] nell’ultimo report “Pianificazione della risoluzione e gestione della crisi delle banche di piccole e medie dimensioni nel 2022 e 2023 , l’universo degli operatori bancari di piccole e medie dimensioni è composto da circa 2000 entità attive in Europa al 1° gennaio 2023.

Nel LSI Supervision Report 2022, viene confermata la continua crescita del patrimonio medio che ha raggiunto a una quota pari al 18% del totale delle attività bancarie nell’area dell’euro, in aumento rispetto al 2015 (16,7%). Il peso del settore degli enti di piccole e medie dimensioni varia notevolmente su base geografica, mentre in Lussemburgo e Germania pesano circa il 40%, in Italia rappresentano un valore pari alla media europea, molto meno rilevante è la presenza in paesi come la Grecia (3,5%) e la Francia (2,9%).

LSI supervision report 2022 Chart 2 – Market share of SIs and LSIs by country

Il comparto delle banche di piccole e medie dimensioni agisce con modelli di business molto diversificati, partendo dalla situazione in Italia, il comparto presenta un significativo potenziale inespresso in particolare per quanto riguarda il finanziamento del circolante con un particolare focus sul factoring ed il credito di filiera.

Il mercato del factoring in Italia

In base alle ultime rilevazioni periodiche Assifact, il mercato in Italia ha raggiunto a novembre i 251 Miliardi di impieghi, coperti per l’85% circa da dieci grandi società di factoring con turnover superiore ai 5 Miliardi e la restante quota suddivisa tra numerosi altri operatori con turnover di piccole dimensioni.

Fonte – Assifact – Relazione preliminare di Novembre 2023    |          Elaborazione R&P su dati Assifact

Gli aspetti del mercato del factoring che si intende evidenziare, vedono una prevalenza assoluta di operazioni pro-soluto, dato che sta ad indicare una sostanziale fiducia e concentrazione della domanda sui debitori ceduti ed una quota di turnover derivante da operazioni di Supply Chain Finance stabilizzata intorno al 10% del totale degli impieghi.

La concentrazione di operazioni pro-soluto indica la presenza di un mercato spinto da società di elevato standing, le quali, con diverse modalità, facilitano lo smobilizzo di crediti, trasferendo il rischio dal cedente al debitore ceduto.  

Diverse aziende di elevato standing che originano operazioni di factoring operano anche con banche di piccole e medie dimensioni, le quali tuttavia non offrono il servizio factoring pro-soluto, ma operano prevalentemente con linee di anticipo fatture SBF, per motivi riconducibili, a titolo esemplificativo, a: adeguamento del sistema informativo, definizione delle politiche di credito, redazione della contrattualistica, creazione di posizioni organizzative, implementazione di procedure dedicate, strumenti di controllo e obblighi di comunicazione.

Il factoring as a service per le banche di piccole e medie dimensioni

FX12 startup innovativa con sede a Napoli e specializzata nell’invoice trading, a valle di una prolungata sperimentazione, ha messo a punto un modello definito factoring as a service, con il quale qualunque banca di piccole e medie dimensioni può offrire il servizio factoring alla propria clientela direzionale e proporla alle filiere in cui è attualmente presente o intende accrescere la propria presenza.

Grazie alla propria piattaforma integrata, alla società veicolo multicomparto creata ad hoc per l’acquisto di fatture in modalità pro-soluto e ad un set contrattuale collaudato su un ingente numero di operazioni, FX12 è in grado di attivare il factoring di filiera in sei settimane, senza investimenti diretti e con costi interamente variabili.

Come si attiva il servizio di factoring as a service

La procedura di setup del servizio viene svolta a stretto contatto con il management, facilitando la condivisione ed il trasferimento di soluzioni fintech, in modo pratico e diretto.

La fasi per verificare la fattibilità e determinare le dimensioni dell’operazione sono le seguenti:

  1. FX12 effettua un’analisi, a titolo non oneroso, della domanda di circolante generata da specifici clienti direzionali e/o nell’ambito di filiere in cui è presente ovvero ha interesse ad espandersi.
  2. Identifica l’universo dei potenziali debitori ceduti ed effettua un checkup massivo dei cedenti, stimando la willingness to pay, ovvero i prezzi medi di cessione per classi di creditori, i tempi medi di pagamento, la numerosità delle cessioni ed il valore medio.
  3. Predispone il business plan del servizio factoring [2], sul quale la banca potrà decidere il proprio impegno finanziario che può avvenire anche in modo graduale.

Le principali innovazioni del factoring as a service strutturato da FX12 sono:

  • Valutazione del rischio basata su informazioni già in possesso della banca.
  • Tempi per il go to market di circa sei settimane dall’avvio dell’operazione.
  • Nessun costo fisso per la gestione, né investimenti diretti in digitalizzazione.
  • Disponibilità finanziaria concessa alla società veicolo mediante elasticità di cassa, senza emissione di obbligazioni.
  • Gestione del servizio di tesoreria del fondo, con visibilità costante ed immediata dei flussi in uscita ed in entrata.
  • Obblighi di adeguata verifica e comunicazioni in Banca d’Italia assolte dalla società veicolo.
  • Tempi di perfezionamento delle operazioni tra le 48 e le 72 ore intercorrenti dalla proposta di cessione alla disponibilità della liquidità sul conto.

Raccolta della domanda e modalità di ingaggio dei cedenti

L’acquisto fatture viene effettuato ponendo come debitori ceduti i clienti direzionali della banca ovvero operatori rientranti in filiere di cui la stessa dispone di conoscenze dirette. Il rischio di credito è, pertanto, delimitato ad una specifica area tracciata intorno ad un panel di imprese target, le quali grazie all’acquisto effettuato mediante FX12 SPV, contaminano positivamente con il loro merito creditizio i fornitori ed i sub-fornitori i quali possono avere così accesso ad una nuova fonte di liquidità istantanea.

Il sistema di raccolta delle cessioni è di tipo ‘’pull’’, inquanto le aziende creditrici vengono sollecitate dall’helpdesk di FX12 che assiste le imprese e gestisce le proposte sulla base di una preventiva profilazione effettuata sul debitore. Questa procedura standard non esclude operazioni personalizzate su clienti o imprese rientranti nelle filiere obiettivo della banca, creando soluzioni ad hoc volte a correggere tempi di pagamento non idonei ad assicurare un flusso di cassa coerente con le caratteristiche del business.

Tra i comparti che presentano condizioni di pagamento frequentemente disallineate rispetto ai tempi di produzione ed erogazione si segnalano il comparto agricolo, pelletteria di lusso, l’automotive, trasporti su gomma, servizi labour intensive.

Il modello pull si basa sulla catturazione della domanda originata mediante sollecitazione ai creditori segnalati da aziende con elevato merito creditizio (Imprese direzionali) e non sulla raccolta granulare e randomica di proposte formulate da cedenti. Tale circostanza genera una percentuale molto elevata di operazioni perfezionate sulle cessioni proposte -attualmente la media di FX12 è superiore al 90%- limitando i dinieghi e rafforzando quindi lo standing reputazionale della banca.

Il factoring as a service come strumento innovativo di finanza d’impatto

La soluzione pro-soluto e l’acquisto mediante veicolo di cartolarizzazione, segregando gli asset in portafoglio, estende la possibilità di impiego ad aziende con ampio range di merito creditizio, generando finanza ad impatto, in linea con l’SDG 8.3 [3].

Sulla base del track record registrato da FX12 nella fase sperimentale, oltre il 60% dei cedenti che hanno potuto avere accesso a fonti di capitale circolante, avevano riscontrato limitazioni e/o dinieghi rispetto al ricorso a strumenti tradizionali proposti dal sistema bancario ordinario.

[1] Il Comitato di risoluzione unico (SRB) è l’autorità centrale di risoluzione all’interno dell’Unione bancaria, che attualmente comprende 20 paesi della zona euro e la Bulgaria. Insieme alle autorità nazionali di risoluzione delle crisi forma il meccanismo di risoluzione unico. L’SRB lavora a stretto contatto con la Commissione europea, la Banca centrale europea, l’Autorità bancaria europea e le autorità nazionali.

[2] Il business plan indica le seguenti informazioni minime: entità massima del finanziamento necessario per soddisfare la domanda, tasso di interesse applicato dalla banca al finanziamento, tassi applicati ai cedenti per lo smobilizzo pro-soluto, costi di strutturazione del fondo dedicato e di adattamento del set contrattuale, sistema di remunerazione del servizio per FX12. [3] Goal SDGs n° 8.3: Promuovere politiche orientate allo sviluppo, che supportino le attività produttive, la creazione di posti di lavoro dignitosi, l’imprenditoria, la creatività e l’innovazione, e che incoraggino la formalizzazione e la crescita delle piccole-medie imprese, anche attraverso l’accesso a servizi finanziari

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Dagli adeguati assetti organizzativi alle Linee guida EBA, indicazioni per nuove forme di advisory finanziaria.

L’aggiornamento dei criteri di valutazione del merito creditizio e gli obblighi in tema di manutenzione della qualità dei crediti, offrono l’occasione per far evolvere il dialogo tra imprese e sistema finanziario. In questo contesto, l’advisory finanziaria può svolgere un ruolo decisivo per accelerare il processo e consolidare le relazioni.


Le prescrizioni in tema di monitoraggio dei flussi di cassa prospettici previste dal nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza delle Imprese (“CCII”) presentano importanti collegamenti con le linee guida EBA in materia di concessione e monitoraggio dei prestiti (“Linee guida EBA”).

Il combinato disposto del CCII che obbliga le società a istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa e delle indicazioni desumibili dalle Linee guida EBA in tema di approccio alla valutazione del merito creditizio e manutenzione dei finanziamenti in essere, ha indotto un cambio di paradigma nel rapporto tra imprese e enti finanziatori.

Sebbene molte imprese percepiscano gli adeguati assetti organizzativi come un set di adempimenti che intercedono con le prassi aziendali e le banche stiano innovando i processi di misurazione della qualità del portafoglio crediti, il comparto dell’advisory finanziaria specialistica può partecipare ad entrambi i percorsi evolutivi, contribuendo ad accrescere l’efficacia delle informazioni fornite dalle imprese e trasferendo tali informazioni al sistema bancario in modo schematico e continuativo.     

Le imprese, a prescindere dalle dimensioni assolute, devono pertanto introdurre modelli di controllo di gestione e di previsione dei flussi di cassa, dotati di un livello di dettaglio proporzionato allo stato di salute aziendale, congruente al livello di complessità dei processi presidiati e coerente con le caratteristiche del mercato di riferimento in cui operano. Modelli già consolidati tra le aziende dotate di CFO interni ovvero che impiegano forme evolute di advisory finanziaria continuativa, in grado di scendere nel merito delle singole operazioni e monitorarne le evoluzioni. Tale approccio, costituisce una forma di accompagnamento sostanzialmente diversa dal supporto specifico per l’ottenimento di nuova finanza estemporaneo, tipico della finanza di relazioni.

Il mondo bancario è chiamato invece ad evolvere le modalità per la valutazione del merito creditizio adottando criteri e metriche proporzionati alla tipologia di clientela ed alle finalità delle operazioni e monitorare costantemente la qualità crediti, individuando la sussistenza, corrente e prospettica, delle condizioni per la sostenibilità del debito e la presenza di strumenti in grado di far emergere tempestivamente l’esigenza di interventi correttivi.

I dati storici cedono il passo ai modelli di previsione ed i sistemi di monitoraggio delle capacità di rimborso 

La parola d’ordine, sia per le imprese sia per le banche è quindi forward looking, ovvero i bilanci e le situazioni economico finanziarie a data recente restano la condizione necessaria per la valutazione del merito creditizio, ma le operazioni possono essere deliberate solo in presenza di modelli previsionali sottoposti ad aggiornamenti periodici che consentono la verifica nel tempo della capacità di restituzione.

Aggiornamenti condivisi con il sistema bancario, il quale, oltre ad essere facilitato nell’adempimento ‘’manutentivo’’ delle operazioni outstanding, diviene un reale partner finanziario sistematicamente aggiornato, pronto a valutare sia operazioni di crescita interna ed esterna sia ipotesi di rimodulazione e riscadenzamento di piani di ammortamento in essere. 

Evoluzione delle valutazioni di merito creditizio

Gli organismi vigilati sono chiamati quindi ad integrare concretamente le valutazioni basate sulle informazioni storiche, andamentali e reputazionali svolgendo accurati riscontri di merito sull’impresa richiedente, considerata singolarmente ovvero inquadrata nel gruppo di riferimento, e sull’operazione.  

Quelli che impropriamente vengono definiti aspetti qualitativi e che si sostanziano in dati e informazioni aggiuntive alle analisi automatizzate, fungendo attualmente da corollario alle valutazioni affidabilità, assumono un rilievo portante nelle Linee Guida EBA.

Il modello di business, la struttura organizzativa, le strategie di marketing, la qualità della filiera e la capacità della stessa di generare valore aggiunto, divengono pertanto momenti di analisi puntuali e decisive nell’iter istruttorio. Per consentire tali valutazioni, tuttavia, le proiezioni su cui misurare la capacità di rimborso e le dimensioni dell’operazione, devono basarsi su metriche comprensibili e riscontrabili con benchmark attendibili, adottando stress test ragionevoli commisurati alle probabili oscillazioni delle assumptions.

Per previsioni e analisi forward looking, non si intende quindi il semplice sviluppo lineare della generazione dei ricavi, dell’approvvigionamento dei fattori produttivi e dei flussi di cassa ad essi connessi, in genere impostato in modo inerziale, bensì un’analisi di scenario impostato su più variabili definite sulla base delle specificità aziendali, rese progressivamente più affidabili grazie a track record risalenti ed alla maturazione delle esperienze apprese.     

Dalle analisi di scenario, devono potersi leggere, e successivamente monitorare e governare, gli indici ed i valori chiave come: PD, PFN, Acid test, Free Cash Flow, Debt Service Coverage Ratio, Interest Coverage Ratio, ecc..

Per quanto riguarda la probabilità di default, risulta estremamente utile l’impiego di piattaforme, già sperimentato da tempo da R&P, che consentono il monitoraggio ed il confronto su base dati ampie e circostanziate che consentono di raffinare le analisi stand alone che restituiscono dati non confrontati con le medie e gli andamenti del settore di riferimento.

Dalla finanza di relazioni alle relazioni finanziare

La manutenzione della qualità del credito da parte del mondo bancario che eroga finanziamenti a breve e medio lungo termine, non può essere effettuata solo basandosi sulla lettura, per quanto evoluta ed assistita dall’Intelligenza Artificiale, dell’andamento dei flussi desumibile dai conto correnti e la Centrale dei rischi, ma necessita di modelli di pianificazione e monitoraggio. Modelli previsti dal CCII, ma che dovrebbero essere costruiti sulla base della consapevole e precisa volontà della governance e del management di instaurare un nuovo rapporto tra impresa e mondo finanziario e non come mero adempimento formale.

In questa ottica, per advisory finanziaria evoluta si intende un modello di accompagnamento rivolto ad imprese che beneficiano di finanziamenti da parte di terzi, le quali, a prescindere dalle dimensioni assolute e dalla complessità del contesto nel quale operano, si dotano di strumenti chiari ed attendibili, sottoposti ad aggiornamenti mensili e volontariamente trasferiti agli enti finanziatori, in una logica di trasparente compartecipazione al rischio di impresa.

Tale modello, consente di trasformare la manutenzione dei crediti, da adempimento passivo per il sistema bancario ad occasione per consolidare le relazioni tra banca e impresa, rafforzare la crescita reputazionale e creare nuove forme di partnership su cui pianificare sia strategie di crescita sia la condivisione di momenti di tensione temporanea ovvero strutturale, reperendo comunque, ed in ogni caso, le soluzioni più vantaggiose per le parti interessate.

Verso un nuovo modello di advisory finanziaria

L’adozione degli adeguati presidi organizzativi induce, quindi, al ripensamento dei modelli di pianificazione e controllo, ma come molti adempimenti vincolanti vengono percepiti come un onere che non genera un reale rendimento. Cambiando prospettiva, interpretando la qualità del monitoraggio delle previsioni come fattore qualificante e premiante nelle interlocuzioni con il sistema bancario, il set di informazioni da gestire assume un significato del tutto diverso e presenta, come risvolto tangibile, la crescita della qualità del credito e della reputazione aziendale verso il sistema finanziario.

R&P sta sperimentando con successo questo modello di monitoraggio basato su metriche definite ad hoc che consentono di assolvere agli oneri previsti dagli adeguati assetti organizzativi e, al contempo, di restituire indici di immediato impiego pratico, funzionali al monitoraggio della qualità dei crediti erogati dal sistema bancario.

L’onere introdotto dal CCII, nella nuova interpretazione adottata da R&P, diviene una leva per instaurare un dialogo continuo e non più estemporaneo tra sistema finanziario e le imprese, creando le condizioni sia per il consolidamento strutturale e qualificato delle relazioni sia per la mitigazione dei rischi e prevenzione delle crisi.

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La probabilità di default a supporto degli adeguati assetti organizzativi

Gli indici di monitoraggio dello stato di salute aziendale da semplice output quantitativo a complessi strumenti di controllo della continuità aziendale.


Con l’approvazione del bilancio 2022 è richiesta la formale esplicitazione nella relazione di gestione dell’adozione o meno delle procedure previste dall’art. 2086 c.c. [1] e dell’art. 3, D. Lgs 14/2019, CCII.

L’art. 2086 c.c. prescrive, in capo all’imprenditore, l’obbligo di istituire e monitorarne il corretto funzionamento, e l’efficacia nel tempo, di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura ed alle dimensioni dell’impresa.

Il set di provvedimenti da adottare, sinteticamente definiti adeguati assetti organizzativi, ha come finalità ultima quella di far emergere in modo anticipato gli indizi di una possibile crisi e intercettare i fattori che possono arrecare pregiudizio alla continuità aziendale [2].

Secondo quanto indicato nella norma in vigore dal 15 luglio 2022, i provvedimenti sono idonei se gli output generati consentono di:

a) rilevare eventuali squilibri di carattere patrimoniale o economico-finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore;

b) verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi e rilevare i segnali di crisi;

c) ricavare le informazioni necessarie a utilizzare la lista di controllo particolareggiata e a effettuare il test pratico per la verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento […].

Costituiscono segnali predittivi di una situazione di crisi:

a) l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno trenta giorni pari a oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni;

b) l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno novanta giorni di ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;

c) l’esistenza di esposizioni nei confronti delle banche e degli altri intermediari finanziari che siano scadute da più di sessanta giorni o che abbiano superato da almeno sessanta giorni il limite degli affidamenti ottenuti in qualunque forma purché rappresentino complessivamente almeno il cinque per cento del totale delle esposizioni;

d) l’esistenza di una o più delle esposizioni debitorie previste dall’articolo 25-novies, comma 1 [3].

Il dettato normativo indica, al contempo, specifici parametri quantitativi determinabili mediante l’elaborazione periodica di indici non complessi ed un meno dettagliato obbligo di mettere a punto, ed adottare, sia appropriati indici predittivi di crisi aziendale sia un sistema di monitoraggio continuo della continuità aziendale.

Assolto agevolmente il vincolo della rilevazione mensile della situazione finanziaria secondo i valori suddetti ed aggiornato il test pratico, gli amministratori ed i sindaci devono inoltre costruire un sistema di rilevazione, analisi e sviluppo prospettico di dati ed informazioni idoneo a far emergere l’insorgere di una condizione di crisi latente.

Il legislatore, consapevole della complessità degli obblighi, precisa che l’introduzione degli adeguati presidi organizzativi dev’essere adottata tenendo conto delle “specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore” facendo dedurre che i modelli di calcolo preimpostati ed i software dedicati alla restituzione dei parametri chiave svolgono un’utile funzione di supporto, ma gli obblighi di sorveglianza richiedono valutazioni di altra portata.

Inquadramento del contesto, perimetro di analisi e KPI

Tener conto delle caratteristiche dell’impresa significa svolgere una preventiva analisi di contesto, propedeutica alla mappatura delle aree da attenzionare e la determinazione dei KPI specifici da sottoporre a monitoraggio periodico.

Per tracciare il perimetro all’interno del quale svolgere le attività di monitoraggio, amministratori e sindaci, devono tarare gli sforzi in modo appropriato, ovvero comprendere in fondo le peculiarità e le caratteristiche dell’impresa in questione.

Ciò al fine di adottare il corretto mix di strumenti e dare la giusta enfasi ad aspetti pertinenti con la storia dell’impresa, lo standing degli imprenditori, le competenze del management e delle risorse umane, evitando di adottare un rischioso approccio meccanico che risulterebbe inutilmente minuzioso in alcuni casi e pericolosamente superficiale in altri.

A titolo esemplificativo, si propongono alcune delle informazioni da raccogliere per la costruzione del modello, la definizione delle procedure di rilevazione e la determinazione dei KPI:

  • Governance, configurazione familiare, manageriale, ibrida, appartenenza a gruppi, solidità patrimoniale della proprietà.   
  • Modello organizzativo, presenza di competenze risalenti, stabilità degli organi amministrativi.
  • Dimensioni aziendali assolute e relative rispetto al mercato di riferimento, rispetto ai competitor.
  • Caratteristiche del business, andamento storico, congiunturale e prospettico della domanda.
  • Coerenza dei risultati e rispondenza delle previsioni rispetto ai piani industriali precedenti ed alla fase del ciclo di vita.
  • Quota di mercato, presenza di vantaggi competitivi difendibili e durevoli.
  • Presenza di procedure di rilevazione contabile ed extracontabile, livello di dettaglio ed attendibilità delle informazioni impiegate per le rilevazioni.  
  • Composizione aggregata delle fonti e degli impieghi.
  • Caratteristiche della filiera, concentrazione e granularità dei crediti e dei debiti commerciali, solvibilità dei clienti e solidità dei fornitori.
  • Struttura del debito, incidenza di finanziamenti bancari, sistema di garanzie esterne pubbliche o rilasciate da terzi.

Tali indicazioni, suffragate da una diagnosi preventiva e dalle valutazioni richieste caso per caso, consentono di formulare un quadro idoneo a definire gli specifici KPI predittivi dello stato di crisi e mappare le aree di rischio della continuità aziendale.  

La probabilità di default come indicatore sintetico di monitoraggio  

Creare le condizioni affinché il flusso informativo aziendale restituisca parametri aggiornati sull’andamento economico e finanziario non completi, tuttavia, gli obblighi posti dalla norma in capo ad amministratori e sindaci, i quali devono adottare gli strumenti più idonei affinché i creditori sociali non subiscano perdite evitabili inquanto prevedibili.

Se si escludono i casi nei quali le informazioni vengono volutamente alterate per occultare situazioni finanziarie e patrimoniali a danno dei creditori ovvero per fornire un quadro ingannevole della continuità aziendale, per determinare la capacità delle aziende di far fronte alle obbligazioni correnti, è possibile utilizzare come indicatore sintetico l’analisi del rischio di credito il rating e la probabilità di default (PD).

Senza scendere nei dettagli della metodologia di calcolo del rating [4] ciò che si intende proporre è l’adozione di procedure di misurazione del rischio basate su banche dati adeguatamente popolate. I nuovi modelli di valutazione e l’esperienza stratificatasi presso operatori specializzati, consente di confrontare il caso rappresentato da ciascuna azienda con gruppi omogenei ed impiegando parametri costantemente aggiornati.

Il modello di monitoraggio degli adeguati assetti organizzativi e l’introduzione di metriche basate sulle peculiarità aziendali ed il contesto di riferimento, può beneficiare del calcolo periodico del rating e della probabilità di default eseguito con modelli certificati ESMA.

Il procedimento, in sintesi, potrebbe essere il seguente:

  • Identificazione del perimetro di analisi e contestualizzazione delle aree da monitorare.
  • Creazione di un modello di calcolo che sviluppi le previsioni sulla base di dati di base coerenti ed aggiornati con cadenza mensile.
  • Acquisizione mensile della centrale dei rischi per le aziende che beneficiano di finanziamenti bancari e/o rilascino garanzie e dei dati relativi al portafoglio clienti e fornitori, laddove la concentrazione dei crediti e/o debiti rilevi ai fini della continuità aziendale.
  • Aggiornamento progressivo dell’andamento economico finanziario sulla base delle previsioni attese.
  • Popolamento di una piattaforma certificata per il calcolo del rating e rilevazione dell’andamento della probabilità di default.  

[1] Art. 2086 cc. “[…]. L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”.

[2] Principio Contabile OIC 11

[3] Art. 25-novies (Segnalazioni dei creditori pubblici qualificati).

[4] Mattia Ciprian – APPROCCIO MULTIDIMENSIONALE PER L’ANALISI DEL RISCHIO DI CREDITO | OpenstarTs (units.it)

Cover CORAL REEFS AT RISK

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What’s Alarming

According to the report – Status of Coral Reefs of the World: 2020 – Global Coral Reef Monitoring Network/International Coral Reef Initiative, Executive Summary:  Global Coral Reef Monitoring Network/International:

“Coral reefs occur in more than 100 countries and territories and whilst they cover only 0.2% of the seafloor, they support at least 25% of marine species and underpin the safety, coastal protection, wellbeing, food and economic security of hundreds of millions of people. The value of goods and services provided by coral reefs is estimated at US$2.7 trillion per year, including US$36 billion in coral reef tourism. However, coral reefs are among the most vulnerable ecosystems on the planet to anthropogenic pressures, including global threats from climate change and ocean acidification, and local impacts from land-based pollution such as input of nutrients and sediments from agriculture, marine pollution, and overfishing and destructive fishing practices. Maintaining the integrity and resilience of coral reef ecosystems is essential for the wellbeing of tropical coastal communities worldwide, and a critical part of the solution for achieving the Sustainable Development Goals under the 2030 Agenda for Sustainable Development. …


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IncassaOra® la piattaforma fintech che promuove inclusione finanziaria e genera impatti ESG.

Con la cartolarizzazione dei crediti in bonis, si amplia la platea delle aziende che possono cedere fatture in modalità pro-soluto.


FX12, la fintech specializzata nell’invoice trading rivolto alle aziende ubicate nelle regioni centro-meridionali, partecipata dalla Banca Popolare del Cassinate, da CDP Venture Sgr e Confeserfidi scarl, sta aumentando a grande velocità sulla propria piattaforma IncassaOra® i volumi di acquisto di fatture commerciali.

Grazie ad una innovativa modalità di finanziamento erogato dalla Banca Popolare del Cassinate ed all’acquisto mediante un veicolo di cartolarizzazione assistito da Zenith SpA in qualità di Master Servicer, la piattaforma realizzata da FX12, oltre a sterilizzare le esternalità negative evidenziate dalla Banca d’ Italia nell’ultimo occasional paperI divari territoriali nell’accesso delle imprese italiane al credito” [1] genera impatti ESG certificabili.

Per quanto riguarda le variabili esterne che influenzano il credito, Banca d’Italia conclude affermando che “La rimozione o, perlomeno, l’attenuazione di tali diseconomie esterne, renderebbe le condizioni di accesso al credito praticate alle imprese meridionali maggiormente coerenti rispetto alle specifiche caratteristiche delle imprese stesse e meno influenzate dalle specificità del contesto in cui le aziende operano.” IncassaOra®, soluzione messa a punto da FX12, va proprio in tale direzione, mitigando la sfiducia verso gli impieghi indotta dai ritardi della giustizia civile e dalla scarsa dotazione di capitale sociale.

Le operazioni realizzate su IncassaOra® hanno, inoltre, un impatto certo e determinabile in termini di sostenibilità, consentendo di raggiungere il Goal 8 [2], indicatore 8.10 – Rafforzare la capacità degli istituti finanziari interni per incoraggiare e aumentare l’utilizzo di servizi bancari, assicurativi e finanziari per tutti, in quanto facilitano, di fatto, l’accesso alla quasi totalità delle imprese a fonti di capitale circolante.

L’impatto viene originato da aziende orientate alla sostenibilità e disponibili al riconoscimento dei debiti verso i propri fornitori, anche quelli con merito creditizio basso o nullo. Grazie al riconoscimento del debito, l’intera filiera originata da aziende di elevato standing, può accelerare i tempi di incasso, generando impatti misurabili mediante tre KPI:

(1) Riduzione quantificata in giorni dei tempi di pagamento ai fornitori;

(2) Risorse finanziarie erogate ad aziende con probabilità di default superiore alla media;

(3) Numero di fornitori ai quali viene consentito l’accesso al credito.

I parametri suindicati sono aggiornati in tempo reale e possono essere visionati da remote mediante l’accesso ad un cruscotto dedicato, i risultati sono inseribili in qualunque momento nei bilanci e nelle dichiarazioni non finanziarie.

Per innescare i suddetti impatti, è sufficiente che le aziende interessate riconoscano i debiti vantati dai propri fornitori, consentendone la cessione mediante IncassaOra®.

Ad oggi, FX12 ha ridotto i tempi di pagamento per complessivi 20,3 anni, canalizzando il 56% della provvista e consentendo le anticipazioni a 45 aziende con rating al di sotto della media, dando così un importante impulso in ambito finanziario al Target SDGs 8.10, in grande difficoltà in Italia e nelle regioni meridionali in particolare.

[1] Banca d’Italia – Occasional papers n° 710 “I divari territoriali nell’accesso delle imprese italiane al credito”  

[2] Obiettivo 8: Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti.

Immagine Biodiversity at risk – Habitat Loss

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La direttiva CSRD sui rendimenti non finanziari come occasione per affermare la propria cultura aziendale.

Come prevenire il woke washing e fare della sostenibilità un vantaggio competitivo perpetuo.


La Corporate Sustainability Reporting Directive (“CSRD”), entrata in vigore lo scorso mese di novembre, sta accrescendo l’interesse sulla finalità e le modalità di rappresentazione delle informazioni non finanziarie, ovvero su tutti gli elementi che vedono il coinvolgimento aziendale su: ambiente, aspetti sociali, trattamento e attenzione alle aspettative e le esigenze dei dipendenti, rispetto dei diritti umani, anticorruzione.

Parte dell’attenzione è dovuta al D. Lgs. n.254/2016 che, recependo la Direttiva 2014/95/UE, ha reso obbligatoria la redazione e la pubblicazione della Dichiarazione Non Finanziaria per:

  • Enti di Interesse Pubblico (Società o holding di gruppo quotate in borsa), banche, assicurazioni e imprese di riassicurazione che hanno un numero di dipendenti superiore a cinquecento e uno dei seguenti requisiti dimensionali: (1) 20 milioni di totale attivo patrimoniale; (2) 40 milioni di ricavi netti delle vendite.
  • Società madri di gruppi di grandi dimensioni, aventi la qualifica di Enti di Interesse Pubblico, che hanno superato i suindicati limiti dimensionali.

La diffusa possibilità di accedere a finanziamenti a condizioni più favorevoli e di attrarre investimenti in business “sostenibili”, fa sì che anche aziende non obbligate alla rendicontazione non finanziaria si stiano adeguando, inserendo nei propri bilanci i coefficienti ‘’materiali’’ dell’impegno in attività ed investimenti a favore della sostenibilità aziendale.

Dal punto di vista della rilevazione contabile, gli indicatori di performance più diffusi sono stati formulati dalla Global Reporting Initiative, ente senza scopo di lucro istituito che ha definito uno standard di rendicontazione. La seguente mappa navigabile illustra un esempio di struttura degli standard a blocchi.

Al di là degli aspetti normativi, si ritiene che la materia rivesta una portata molto più ampia della corsa agli adeguamenti cui si sta assistendo. Tuttavia, la copiosa terminologia compressa in numerosi acronimi [1] e lo spessore del background minimo necessario per raggiungere un livello di conoscenza adeguato [2], rendono non agevole la definizione del piano d’azione più efficace.  

Partendo dal presupposto che il concetto di rendimento non finanziario è un “quasi” ossimoro ed introdurre alle imprese di piccole e medie dimensioni un tema che può apparire astratto, oltre che intangibile, il primo passo può essere l’inquadramento del “clima” nel quale si affronta il tema.

Per misurare il clima, è utile porsi tre domande preliminari su: la motivazione alla base del piano di attività, il reale impatto che si intende imprimere all’interno ed all’esterno della propria organizzazione e le aspettative, in termini di ritorno sul lungo periodo, degli investimenti del management e della governance.

Tra i quesiti di base, la motivazione si ritiene costituisca il punto centrale, sul quale puntare il compasso e posizionarsi su quella che può essere definita la DNF Area.

In base a quanto schematizzato, si ritiene che l’innesco alla sostenibilità rappresenti una:

  • Occasione per formalizzare e consolidare un’attitudine risalente, una cifra distintiva della proprietà e del management, che adottano spontaneamente comportamenti responsabili verso i propri portatori d’interesse e la collettività.
  • Opportunità per creare vantaggi durevoli, rispetto ai competitors in ritardo o comunque meno attenti alle evoluzioni della domanda ed alle evoluzioni che stanno riguardando le decisioni di acquisto della quasi totalità dei settori.
  • Necessità dettata dalle nuove normative in vigore a livello comunitario e nazionale per coloro che per dimensioni aziendali e/o ricorso a finanza esterna devono adempiervi.

Identificata la leva che muove le decisioni, si procede con il check-up dei comportamenti interni e della filiera e delle attività esterne poste in essere.

Per quanto riguarda l’analisi del sistema aziendale, inteso nell’accezione più estesa, pur essendo gli standard in sistematica evoluzione, è possibile riferirsi a modelli impostati con un adeguato livello di completezza, ovvero nella fase iniziale fornire alcune informazioni minime, individuate in modo congiunto da Confindustria ed il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti [3].

In merito all’impatto collettivo, ovvero al contributo che le imprese possono offrire al miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente esterno alla filiera aziendale, mancano ancora criteri e metodi che consentano di introdurre in modo strutturato tali forme di supporto nelle DNF.

In attesa che si consolidino metodologie universalmente riconosciute in grado di trasferire in termini non finanziari l’impatto generato da interventi in ambito sociale, è possibile, per le imprese che intendono anticipare i tempi e favorire immediatamente il cambiamento, contribuire al finanziamento di programmi ad impatto in corso, ovvero realizzati ad hoc.

Affinchè tali investimenti siano “ad elevato rendimento non finanziario” e possano pertanto essere recepiti nei bilanci di esercizi, azzerando al contempo i rischi di wokewashing involontario, è opportuno affidare le attività ad operatori qualificati che abbiano expertise dimostrabili e siano in grado di garantire il corretto compimento delle attività programmate ed un efficace misurazione dei risultati.

Per accelerare le interlocuzioni e l’avvio, anche sperimentale, di tali cooperazioni, Russiello & Partners svolge un’attività di scouting di soggetti attuatori i quali:

  • Dispongono di procedure interne formalizzate
  • Hanno maturato uno specifico know how in tema di reportistica sociale
  • Organizzano iniziative pertinenti con i target degli investitori
  • Adottano metriche attendibili, sottoposte a miglioramento continuo
  • Svolgono rilevazioni potenzialmente digitalizzabili
  • Offrono la certificazione degli outcome da citare nelle DNF.

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[1] CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive; DNF – Dichiarazione non finanziaria; EFRAG – European Financial Reporting Advisory Group; ESAP – European Single Access Point; ESG – Environmental Social Governance; GRI – Standards Global Reporting Initiative; NFRD Non-Financial Reporting Directive; SDGs – Sustainable Development Goals; SASB – Sustainability Accounting Standards Board.

[2] An analysis of the goals and the targets | Integrare Gli Sdgs Nel Reporting Aziendale: Una Guida Pratica | Una Guida per l’azione del settore privato sugli SDGs

[3] Finanza sostenibile e fattori “ESG”: stato dell’arte, sviluppi futuri e opportunità

Informazioni obbligatorie sull’ambiente: danni causati all’ambiente per cui la società è stata dichiarata colpevole in via definitiva; sanzioni; pene definitive inflitte all’impresa per reati; danni ambientali; emissioni gas ad effetto serra ex l. 316/2004.

Informazioni obbligatorie sul personale: morti sul lavoro, per le quali è stata accertata definitivamente una responsabilità aziendale; infortuni gravi sul lavoro per i quali è stata accertata definitivamente una responsabilità aziendale; addebiti in ordine a malattie professionali su dipendenti; ex dipendenti e cause di mobbing, per cui la società è stata dichiarata definitivamente responsabile. Informazioni facoltative sul personale e sull’ambiente: investimenti in personale e relativi costi di esercizio; investimenti ambientali e costi ambientali; politiche di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti, se rilevanti; certificazioni ambientali; emissioni gas ad effetto serra ex l. 316/2004, se la società non rientra in un settore per il quale tale informativa è già obbligatoria.

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I Bonus edilizi, da tempesta perfetta ad opportunità di rafforzamento competitivo per il comparto edile

Finanziamenti garantiti dai crediti fiscali come strumento di rilancio e prevenzione delle crisi.


L’operazione “Bonus edilizi” progettata per dare un impulso al PIL, generare crescita dell’occupazione immediata e gettito fiscale, per le aziende che non riescono a collocare sul mercato i crediti fiscali in bilancio, rischia di trasformarsi in una inedita causa di crisi, con effetti potenzialmente sistemici.

La riscontrata assenza di un mercato efficiente sul quale collocare bonus edilizi sta provocando un blocco a catena dei flussi di circolante e, per le aziende che trovano acquirenti, un rischio di shock patrimoniale, generato dalle condizioni speculative cui vengono perfezionate le vendite dei crediti.

Al centro della tempesta creata dai Bonus edilizi, si trovano le aziende, non adeguatamente strutturate sotto il profilo patrimoniale e finanziario, che hanno incamerato appalti e sviluppato fatturati molto superiori agli anni precedenti. Per quelle aziende, la cessione dei crediti al di sotto di un determinato prezzo, può non essere sostenibile e richiedere un preventivo intervento sul patrimonio, talvolta non in grado di assorbire la perdita dovuta dal prezzo di collocamento.

Dalla verifica su un campione significativo di cessioni, perfezionate a condizioni giustificate solo dall’eccesso di offerta rispetto alla domanda [1], è emerso che il differenziale tra il valore di libro e il prezzo in valore assoluto, risultava spesso superiore al patrimonio netto del cedente.

Questo aspetto, se può essere considerato marginale nelle operazioni tra privati, assume un rilievo meno trascurabile quando l’acquisto viene è stato perfezionato da operatori vigilati.

Sebbene l’operazione di acquisto crediti possa essere considerata atipica e non classificabile come erogazione di credito, è altrettanto vero che il sistema bancario che ha sottoposto l’acquisto a due diligence capillari, durate anche più di sei mesi, avrebbe potuto verificare la sostenibilità dell’operazione di acquisto con la situazione patrimoniale del cedente. Nei casi in cui il prezzo di vendita comporti un’alterazione del DSCR, tale da porre l’impresa in una condizione di squilibrio finanziario a breve, la cessione potrebbe arrivare a provocare la perdita di continuità aziendale.

Le cessioni perfezionate ad un prezzo al sotto di determinati parametri ‘’soggettivi’’, rischiano infatti di configurarsi come causa di crisi volontaria, certa e prevedibile, ancorché indotta da condizioni di mercato sfavorevoli e dall’assenza di forme di smobilizzo alternative.

Composizione dei fabbisogni e prevenzione della crisi

Le imprese di costruzione che hanno avviato lavori di entità superiore alla propria capacità di sostenere finanziariamente il ciclo del circolante e di assorbire con il proprio patrimonio il margine per l’acquirente dei crediti, decidono l’opzione sell, invece di hold nella quasi totalità dei casi perché hanno accumulato debiti correnti non dilazionabili verso i propri fornitori.

Ciò significa che, in presenza di una linea di credito che consenta di smaltire lo stock di debito accumulato, si potrebbe rimettere in equilibrio il circolante, evitare lo shock patrimoniale e prevenire il rischio di crisi.

La linea di credito erogabile a tutte le aziende con fatturati prospettici attendibili, potrebbe avere le seguenti caratteristiche:

  • Periodo di ammortamento identico alla tipologia di bonus in portafoglio;
  • Divieto da parte del beneficiario di cedere a terzi diversi dalla banca finanziatrice i crediti fiscali oggetto di finanziamento, anche impiegando l’istituto del “Pegno non possessorio” di recente introduzione;
  • Servizio del debito assicurato dalla compensazione dei debiti fiscali per tutto il periodo di ammortamento;
  • Opzione da parte del debitore di rimborsare una quota massima pari al 20% del capitale residuo mediante trasferimento di una quota del credito al soggetto finanziatore, per compensare eventuali cali di capacità fiscale nel periodo di ammortamento.

A questi elementi, introducibili a discrezione da parte del sistema bancario, potrebbe aggiungersi, un intervento pubblico finalizzato a favorire questa tipologia di finanziamento, mediante:

  1. L’innalzamento della percentuale di copertura del Fondo Centrale di garanzia oppure da SACE[1], fino al 100% nei casi in cui le aziende presentino una percentuale di crediti fiscali maggiore o uguale i debiti a breve;
  2. Il mancato conteggio delle garanzie destinate ai pagamenti della filiera edile ai fini del massimale previsto dal Fondo;
  3. Un cofinanziamento al 50% da parte di CDP, adottando una soluzione analoga a quella prevista per i Fondi Rotativi per le Imprese. 

Tali interventi, applicati ad una linea di finanziamento ordinario, potrebbero far sì che lo strumento Bonus edilizi, da leva per la crescita non si trasformi in un una sorta di incaglio antropico causato dall’eccesso di offerta di crediti fiscali rispetto alla domanda.

Circostanza indotta dalla introduzione di uno strumento finanziario sperimentale, non assistito da un’adeguata valutazione ex ante e che sta configurando un inedita situazione di “market failure” indotta da un provvedimento normativo.

[1] Può essere sufficiente modificare l’articolo 9 comma 4 quater dl 176/2022 (convertito con legge 6/2023) introducendo tra i beneficiari tutte le aziende che hanno crediti fiscali in cassetto e l’art.15 della Legge 91/2022, portando le percentuali di garanzia per le aziende di cui al punto precedente al 100% dell’ammontare del finanziamento, la cui provvista è destinata: (i) al pagamento dei debiti verso fornitori scaduti e da scadere; (ii) all’estinzione anticipata di debiti bancari contratti per la copertura del circolante, ed aventi durata inferiore al periodo di utilizzo dei crediti fiscali.

Images by Alisa Singer – Environmental Graphiti®

Key Risks of Climate Change for North America

North America – Risk Assessment — Environmental Graphiti

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[1] Costituita dalle poche aziende dotate di capacità fiscale pluriennale ed operatori finanziari interessati allo strumento i quali hanno agito per conto proprio o di propri clienti.


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Le Special Limited Partnership come veicolo di investimento alternativo

Analisi dell’istituto


La diffusa esigenza di creare soluzioni giuridiche snelle in grado assicurare la massima trasparenza a strumenti finanziari innovativi, trova nel regime delle Special Limited Partnership (“SLP”) di diritto lussemburghese una soluzione flessibile, efficace e realizzabile con ragionevoli costi di costituzione.

Le SLP sono veicoli di investimento alternativi, disciplinati nell’ambito della Alternative Investment Fund Manager Directive (“AIFMD”), impiegabili per asset mobiliari o immobiliari, diritti commerciali, proprietà intellettuali, opere ed oggetti potenzialmente suscettibili di co-investimento da parte di investitori professionali [1].

A differenza degli altri veicoli di investimento, le SLP si caratterizzano per una struttura formale semplificata, tempi di costituzione ridotti e assoluta flessibilità contrattuale, aspetto che rende la soluzione adattabile anche a casi particolarmente complessi, nei quali occorre disciplinare specifiche richieste da parte dei co-investitori.

I fondi possono essere costituiti con semplice atto tra privati, la formalizzazione può quindi avvenire anche senza un passaggio notarile, l’unico requisito essenziale è la indicazione del gestore del fondo di investimento alternativo che, se gestisce asset di importo non superiore ai 100 Milioni, può non essere autorizzato.

Nel caso in cui la SLP venga classificata come un fondo di investimenti alternativo (“AIF”), può svolgere la propria attività sia come entità non regolamentata che regolamentata, sotto forma di SIF (Fondo d’investimento specializzato) o di SICAR (Società d’investimento in regime di capitale di rischio).

Per registrare una SLP occorre:

  • Redigere un contratto di società in accomandita semplice mediante atto privato o notarile (LPA).
  • Formalizzare i contratti ai service providers, a seconda della tipologia ed entità degli di asset e della tipologia di fondo -regolamentato o non regolamentato-.
  • Iscrivere la società in accomandita nel registro del commercio e delle imprese (“RCS”).
  • Richiedere la registrazione o l’autorizzazione del gestore del fondo di investimento alternativo all’autorità di vigilanza del settore finanziario.

Principali vantaggi rispetto alle altre regolamentazioni europee

Riservatezza

Le informazioni da fornire per l’iscrizione nel registro delle imprese sono limitate al nome della società in accomandita, la sua durata, i soci accomandatari e manager, inclusi i loro poteri di firma ed un estratto del LPA. L’identità dei soci accomandanti non deve essere divulgata.

Nessun requisito patrimoniale né investimento minimo

Per costituire una SLP non è richiesto alcun capitale minimo, a differenza delle società a responsabilità limitata lussemburghesi. Inoltre, qualunque investitore può sottoscrivere strumenti di investimento senza requisiti minimi.

Flessibilità contrattuale

L’“LPA” o Limited Partnership Agreement ha una assoluta flessibilità contrattuale, le parti possono definire i termini e le condizioni del fondo, nonché il funzionamento della società indicando: (i) l’evoluzione dell’agreement al verificarsi di eventi futuri; (ii) le regole riguardanti la gestione operativa e la governance; (iii) i diversi diritti di voto, a seconda delle decisioni da adottare.

Go to market

La possibilità di costituire la società con atto privato e l’assenza di ulteriori formalità connesse alla richiesta di autorizzazione, consente alla SPL di essere attivo sul mercato in meno di trenta giorni.

Ridotti costi di costituzione e startup

La possibilità di costituire la società con atto privato – ad esclusione delle ipotesi di registrazione come fondo di investimento alternativo affidato a gestori di fondi autorizzati o registrati –, rende la SPL, la soluzione meno onerosa rispetto a soluzioni analoghe.

Gestione della SLP

La società in accomandita è gestita da uno o più soggetti, il general partner è, in genere, il socio illimitatamente responsabile. Nel caso in cui un socio accomandante si impegni nella gestione di una SLP, perde la sua responsabilità limitata.

Il contratto di costituzione della società può autorizzare uno o più manager a rappresentare la società congiuntamente o disgiuntamente. Laddove la gestione non sia affidata al socio accomandatario, la responsabilità del gestore è disciplinata dalle disposizioni generali applicabili ai consiglieri di amministrazione previste dalla legge del 1915 sulle società commerciali. Questi prevedono che il gestore della società in accomandita speciale è responsabile dell’esecuzione del mandato e di eventuali comportamenti scorretti nella gestione della società ed è responsabile in solido nei confronti della società in accomandita e di terzi dei danni derivanti da violazione di legge o del Limited Partnership Agreement (LPA).

Fatta salva la previsione contenuta nel contratto di costituzione della società in accomandita speciale, il manager della società può delegare la gestione a terzi, i quali saranno responsabili solo delle prestazioni incluse nel proprio mandato.

Esempio di SLP applicato ad un art fund composto da opere fisiche e digitali

Special Limited Partnership

La società in accomandita speciale, Special Limited Partnership (SLP), è un’entità introdotta dal diritto lussemburghese, può essere costituita per un periodo di tempo limitato o illimitato sottoforma di società in accomandita semplice (SCS) o società in accomandita speciale (SCSp), ed è composta da almeno un General Partner (GP) con responsabilità solidale e illimitata – socio accomandatario – e da uno o più Limited Partners – soci accomandanti – responsabili fino al valore della loro quota.

La struttura della società in accomandita speciale è regolata dalla legge del 12 luglio 2013 sui gestori di fondi d’investimento alternativi.

I contributi possono essere versati nella società in contanti, in natura o altri mezzi come servizi ai sensi dei termini e delle condizioni del contratto di società in accomandita e possono essere liberamente determinati dai partner. Per quanto riguarda i contributi sotto forma di servizi, questi non richiedono una relazione di valutazione esterna e il loro valore può essere determinato mediante accordi privati. Inoltre, i soci della SLP hanno diritto di voto in proporzione alla loro quota di partecipazione nella società.

La principale differenza tra le società in accomandita comune e le società in accomandita speciale è che la prima ha una personalità giuridica distinta da quella dei suoi soci, mentre la società in accomandita speciale non ha personalità giuridica, caratteristica che la rende molto simile alla società in accomandita semplice di diritto inglese.

[1] Sono investitori professionali, le imprese di grandi dimensioni che presentano a livello di singola società, almeno due dei seguenti requisiti dimensionali: Totale di bilancio: 20 000 000 EUR, fatturato netto: 40 000 000 EUR, fondi propri: 2 000 000 EUR; gli investitori istituzionali la cui attività principale è investire in strumenti finanziari, compresi gli enti dediti alla cartolarizzazione di attivi o altre operazioni finanziarie. Possono essere qualificati come clienti professionali su richiesta i clienti diversi che possiedono almeno due dei seguenti requisiti: effettuazione di operazioni di dimensioni significative sul mercato in questione con una frequenza media di 10 operazioni al trimestre nei quattro trimestri precedenti, il valore del portafoglio di strumenti finanziari, inclusi i depositi in contante, superiore a 500.000 EUR; lavorare o aver lavorato nel settore finanziario per almeno un anno in una posizione professionale che presupponga la conoscenza delle operazioni o dei servizi previsti.

[2] Legge lussemburghese del 12 luglio 2013 sui gestori di fondi di investimento alternativi (legge sui gestori di fondi di investimento alternativi), entrata in vigore il 15 luglio 2013. La direttiva regolamenta sia i settori alternativi come gli hedge fund, il settore immobiliare e il private equity, sia i settori tradizionali in cui i fondi non sono registrati come Undertakings for the collective investment in transferable securities (“UCITS“), equivalente degli organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari di diritto italiano (“OICVM”).

FONTI:
Special Limited Partnership – Chevalier & Sciales
Luxembourg Tax Overview and Recent Developments – Bing video

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