Credito d’imposta per gli investimenti nella ZES Unica

Dal 1° gennaio 2024, una nuova fase di sviluppo economico prende avvio nelle regioni del Mezzogiorno, grazie all’entrata in vigore del Decreto Sud n. 124 del 19 settembre 2023, recentemente convertito in legge.


Le fondamenta della ZES unica

La principale innovazione introdotta dalla Legge è la creazione della Zona Economica Speciale (“ZES unica”) per il Mezzogiorno, che comprende le regioni di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna creando così un’area geografica delimitata all’interno del territorio nazionale che offre condizioni speciali per le attività economiche e imprenditoriali, promuovendo gli investimenti e lo sviluppo d’impresa.

Credito d’imposta per gli investimenti nella ZES Unica

Le opportunità fiscali per le imprese che investono nella ZES unica sono diverse. Secondo quanto stabilito dall’Articolo 16, in vigore fino al 2026, le imprese che acquisiscono beni strumentali per strutture produttive nelle regioni assistite possono beneficiare di un credito d’imposta.

Le nuove aliquote per grandi, medie e piccole imprese variano in base alle dimensioni dell’impresa e alla regione d’investimento:

  • Grandi Imprese:

    • Abruzzo: 15%
    • Molise, Basilicata, Sardegna: 30%
    • Campania, Puglia, Calabria, Sicilia: 40%

Le medie imprese vedono un aumento del 10%, mentre per le piccole imprese è previsto un incremento del 20% arrivando dunque ad un’agevolazione del 60%.

Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione, senza applicare il limite annuale di 250.000 euro.

Sono agevolabili gli investimenti, facenti parte di un progetto di investimento iniziale, così come definito dall’art.2, punti 49, 50 e 51 del Regolamento (UE) n. 651/2014, relativi all’acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di nuovi macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio; vi rientra altresì l’acquisto di terreni e all’acquisizione, alla realizzazione ovvero all’ampliamento di immobili strumentali agli investimenti, premesso che il valore dei terreni e degli immobili non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato.

Fermo restando il limite complessivo di spesa, il credito d’imposta riconosciuto, per l’anno 2024, è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquistati o, in caso di investimenti immobiliari, realizzati dal 1° gennaio 2024 al 15 novembre 2024 nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 100 milioni di euro. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni e tale costo non comprende le spese di manutenzione.

Non sono agevolabili i progetti di investimento di importo inferiore a 200.000 euro.

Condizioni e settori esclusi

Alcuni settori e situazioni sono esclusi dall’agevolazione, come ad esempio imprese in liquidazione e settori specifici come l’industria siderurgica, carbonifera, trasporti e finanziario. Il credito d’imposta è legato agli investimenti immobiliari e all’acquisto di beni strumentali, con alcune restrizioni sul valore dei terreni e degli immobili e sui limiti di investimento.

Rideterminazione del credito d’imposta

Il credito d’imposta è soggetto a rideterminazione se i beni oggetto dell’agevolazione non vengono utilizzati entro un certo periodo o se vengono dismessi o destinati a fini diversi. Le imprese devono mantenere l’attività nell’area dell’investimento per almeno cinque anni dopo il completamento dello stesso per mantenere i benefici.

Le imprese e la ZES Unica: le novità

Per le imprese interessate ad avviare nuove attività economiche o a insediare industrie, produzioni e logistica nella ZES unica, è necessario presentare un’istanza tramite lo sportello unico digitale, il S.U.D ZES, integrato nella piattaforma https://www.impresainungiorno.gov.it/. Le imprese dovranno fornire la documentazione richiesta insieme all’istanza, conforme alle normative di settore. Ciò consentirà alle autorità competenti di condurre un’istruttoria completa al fine di rilasciare tutte le autorizzazioni necessarie, come intese, concessioni, licenze e pareri, garantendo la conformità al progetto proposto.

Immagine tratta da: © 2021 ENVIRONMENTAL GRAPHITI. ALL RIGHTS RESERVED.

Cover Trends in Extinction from Climate Change | by Alisa Singer – www.environmentalgraphiti.org – © 2018


Iscriviti alla nostra newsletter





I Bonus edilizi, da tempesta perfetta ad opportunità di rafforzamento competitivo per il comparto edile

Finanziamenti garantiti dai crediti fiscali come strumento di rilancio e prevenzione delle crisi.


L’operazione “Bonus edilizi” progettata per dare un impulso al PIL, generare crescita dell’occupazione immediata e gettito fiscale, per le aziende che non riescono a collocare sul mercato i crediti fiscali in bilancio, rischia di trasformarsi in una inedita causa di crisi, con effetti potenzialmente sistemici.

La riscontrata assenza di un mercato efficiente sul quale collocare bonus edilizi sta provocando un blocco a catena dei flussi di circolante e, per le aziende che trovano acquirenti, un rischio di shock patrimoniale, generato dalle condizioni speculative cui vengono perfezionate le vendite dei crediti.

Al centro della tempesta creata dai Bonus edilizi, si trovano le aziende, non adeguatamente strutturate sotto il profilo patrimoniale e finanziario, che hanno incamerato appalti e sviluppato fatturati molto superiori agli anni precedenti. Per quelle aziende, la cessione dei crediti al di sotto di un determinato prezzo, può non essere sostenibile e richiedere un preventivo intervento sul patrimonio, talvolta non in grado di assorbire la perdita dovuta dal prezzo di collocamento.

Dalla verifica su un campione significativo di cessioni, perfezionate a condizioni giustificate solo dall’eccesso di offerta rispetto alla domanda [1], è emerso che il differenziale tra il valore di libro e il prezzo in valore assoluto, risultava spesso superiore al patrimonio netto del cedente.

Questo aspetto, se può essere considerato marginale nelle operazioni tra privati, assume un rilievo meno trascurabile quando l’acquisto viene è stato perfezionato da operatori vigilati.

Sebbene l’operazione di acquisto crediti possa essere considerata atipica e non classificabile come erogazione di credito, è altrettanto vero che il sistema bancario che ha sottoposto l’acquisto a due diligence capillari, durate anche più di sei mesi, avrebbe potuto verificare la sostenibilità dell’operazione di acquisto con la situazione patrimoniale del cedente. Nei casi in cui il prezzo di vendita comporti un’alterazione del DSCR, tale da porre l’impresa in una condizione di squilibrio finanziario a breve, la cessione potrebbe arrivare a provocare la perdita di continuità aziendale.

Le cessioni perfezionate ad un prezzo al sotto di determinati parametri ‘’soggettivi’’, rischiano infatti di configurarsi come causa di crisi volontaria, certa e prevedibile, ancorché indotta da condizioni di mercato sfavorevoli e dall’assenza di forme di smobilizzo alternative.

Composizione dei fabbisogni e prevenzione della crisi

Le imprese di costruzione che hanno avviato lavori di entità superiore alla propria capacità di sostenere finanziariamente il ciclo del circolante e di assorbire con il proprio patrimonio il margine per l’acquirente dei crediti, decidono l’opzione sell, invece di hold nella quasi totalità dei casi perché hanno accumulato debiti correnti non dilazionabili verso i propri fornitori.

Ciò significa che, in presenza di una linea di credito che consenta di smaltire lo stock di debito accumulato, si potrebbe rimettere in equilibrio il circolante, evitare lo shock patrimoniale e prevenire il rischio di crisi.

La linea di credito erogabile a tutte le aziende con fatturati prospettici attendibili, potrebbe avere le seguenti caratteristiche:

  • Periodo di ammortamento identico alla tipologia di bonus in portafoglio;
  • Divieto da parte del beneficiario di cedere a terzi diversi dalla banca finanziatrice i crediti fiscali oggetto di finanziamento, anche impiegando l’istituto del “Pegno non possessorio” di recente introduzione;
  • Servizio del debito assicurato dalla compensazione dei debiti fiscali per tutto il periodo di ammortamento;
  • Opzione da parte del debitore di rimborsare una quota massima pari al 20% del capitale residuo mediante trasferimento di una quota del credito al soggetto finanziatore, per compensare eventuali cali di capacità fiscale nel periodo di ammortamento.

A questi elementi, introducibili a discrezione da parte del sistema bancario, potrebbe aggiungersi, un intervento pubblico finalizzato a favorire questa tipologia di finanziamento, mediante:

  1. L’innalzamento della percentuale di copertura del Fondo Centrale di garanzia oppure da SACE[1], fino al 100% nei casi in cui le aziende presentino una percentuale di crediti fiscali maggiore o uguale i debiti a breve;
  2. Il mancato conteggio delle garanzie destinate ai pagamenti della filiera edile ai fini del massimale previsto dal Fondo;
  3. Un cofinanziamento al 50% da parte di CDP, adottando una soluzione analoga a quella prevista per i Fondi Rotativi per le Imprese. 

Tali interventi, applicati ad una linea di finanziamento ordinario, potrebbero far sì che lo strumento Bonus edilizi, da leva per la crescita non si trasformi in un una sorta di incaglio antropico causato dall’eccesso di offerta di crediti fiscali rispetto alla domanda.

Circostanza indotta dalla introduzione di uno strumento finanziario sperimentale, non assistito da un’adeguata valutazione ex ante e che sta configurando un inedita situazione di “market failure” indotta da un provvedimento normativo.

[1] Può essere sufficiente modificare l’articolo 9 comma 4 quater dl 176/2022 (convertito con legge 6/2023) introducendo tra i beneficiari tutte le aziende che hanno crediti fiscali in cassetto e l’art.15 della Legge 91/2022, portando le percentuali di garanzia per le aziende di cui al punto precedente al 100% dell’ammontare del finanziamento, la cui provvista è destinata: (i) al pagamento dei debiti verso fornitori scaduti e da scadere; (ii) all’estinzione anticipata di debiti bancari contratti per la copertura del circolante, ed aventi durata inferiore al periodo di utilizzo dei crediti fiscali.

Images by Alisa Singer – Environmental Graphiti®

Key Risks of Climate Change for North America

North America – Risk Assessment — Environmental Graphiti

___________________

[1] Costituita dalle poche aziende dotate di capacità fiscale pluriennale ed operatori finanziari interessati allo strumento i quali hanno agito per conto proprio o di propri clienti.


Iscriviti alla nostra newsletter





Nuovo strumento di supporto finanziario per il miglioramento dei servizi di ospitalità ed il potenziamento delle strutture ricettive

Fondi per 1,4 Miliardi a favore delle imprese del comparto turistico


Dal 30 gennaio è possibile predisporre le domande a valere sull’incentivo Fondo Rotativo per le Imprese Turismo (FRI-Tur), strumento finanziato con fondi PNRR finalizzato al miglioramento dei servizi di ospitalità, al potenziamento delle strutture ricettive alla digitalizzazione e sostenibilità dei servizi.

Lo strumento che mobilita risorse per 1,4 Miliardi è gestito da Invitalia e prevede un finanziamento bancario, erogato da una delle banche accreditate ed il co-finanziamento, a tasso agevolato, da parte di Cassa Depositi e Prestiti.

Possono beneficiare del finanziamento gli alberghi, gli agriturismi, le strutture ricettive all’aria aperta, le imprese del comparto turistico, ricreativo, fieristico e congressuale, gli stabilimenti balneari, i complessi termali i porti turistici, i parchi tematici, inclusi quelli acquatici e faunistici. 


Gli incentivi possono essere richiesti per interventi compresi tra i 500 mila e 10 milioni di euro e possono riguardare, la riqualificazione energetica ed antisismica, eliminazione delle barriere architettoniche, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, installazione di manufatti leggeri, realizzazione di piscine termali (solo per gli stabilimenti termali), digitalizzazione dei processi di vendita, amministrativi e di controllo, acquisto o rinnovo di arredi e attrezzature.

Il flusso delle attività per l’ottenimento delle agevolazioni è il seguente:

Termine per la fruizione delle agevolazioni

Le agevolazioni possono essere concesse fino al 31 dicembre 2023, il programma dev’essere pertanto immediatamente cantierabile e può prevedere l’acquisto di beni e servizi agevolmente disponibili, in considerazione dei tempi di istruttoria e di ottenimento del decreto di concessione.

Le agevolazioni consistono in:

  • contributo diretto alla spesa nella misura massima del 35% del programma
    concesso sulla base degli importi ammissibili delle spese, tenuto conto delle percentuali massime sulla base della dimensione dell’impresa e della localizzazione dell’investimento;
  • finanziamento agevolato: concesso da Cassa Depositi e Prestiti ad un tasso nominale annuo pari allo 0,5%, con una durata compresa tra 4 e 15 anni, comprensiva di un periodo di preammortamento della durata massima di 3 anni, a partire dalla data di sottoscrizione del contratto di finanziamento 


Il finanziamento agevolato può essere erogato solo in presenza di un finanziamento bancario a tasso di mercato di pari importo e durata, erogato da una banca che aderisce allo strumento.

Requisiti di ammissibilità

Per poter accedere alle agevolazioni, le imprese, al momento della presentazione della domanda, devono:

  • Gestire un’attività ricettiva o di servizio turistico in immobili o aree di proprietà di terzi o essere proprietari degli immobili presso cui è esercitata l’attività che è oggetto dell’intervento;
  • Essere in possesso di una positiva valutazione del merito di credito da parte di una banca finanziatrice e di una delibera di finanziamento;
  • Essere in regola con le disposizioni in materia di normativa edilizia, urbanistica, del lavoro, della prevenzione degli infortuni, della salvaguardia dell’ambiente e con gli obblighi contributivi.

 


Avvio della presentazione delle domande

Le domande possono essere presentate dalle ore 12.00 del 1° marzo 2023, fino alle ore 12.00 del 31 marzo 2023.
Le domande sono esaminate in ordine cronologico di presentazione.


In considerazione della necessaria preventiva valutazione del programma, da parte di una delle banche aderenti, R&P ha realizzato un modello di calcolo ad hoc per lo sviluppo dei piani di ammortamento correlati ai programmi di investimento, determinando il costo effettivo in termini di oneri finanziari e le rate di ammortamento, verificando con estrema celerità il corretti dimensionamento del programma di investimento e la sostenibilità del finanziamento sia per la componente ordinaria (Banca aderente) che agevolata (CDP).

Link Utili:
Decreto
Banche aderenti

Images by Alisa Singer – Environmental Graphiti®

Global Power Generation by Technology — Environmental Graphiti


Iscriviti alla nostra newsletter





Accesso semplificato alle emissioni obbligazionarie per le PMI campane con almeno 10 milioni di fatturato

Parte la seconda edizione del programma Garanzia Campania Bond promosso dalla Regione Campania con il supporto di MCC, Banca Finint e Grimaldi Studio Legale.


La Regione Campania, per favorire la crescita e sostenere lo sviluppo delle Piccole e Medie Imprese campane, ha promosso Garanzia Campania Bond, un progetto volto a facilitare l’accesso al mercato dei capitali, tramite emissioni di mini bond assistite da Garanzia Pubblica.

Dal 16 novembre 2022 si potrà, infatti, partecipare all’avviso pubblicato da Sviluppo Campania Spa inoltrando la manifestazione d’interesse allo strumento, gestito dall’RTI di imprese formato da Mediocredito Centrale e Banca Finint in qualità di arranger dell’operazione, supportata da Grimaldi Studio Legale.

Il progetto è aperto a tutte le PMI che:

  • Hanno un fatturato non inferiore a 10 Milioni;
  • Dispongono (o si impegnano ad attivare) almeno una sede operativa nella regione Campania;
  • Hanno un rating valido rilasciato da una Agenzia ECAI, almeno pari a BB- sulla scala Standard & Poor’s (od equivalente), oppure presentano specifici requisiti economico patrimoniali (*).

L’emissione dei minibond può essere destinata a:

  • Investimenti in attivi materiali: terreni, immobili e impianti macchinari e attrezzature;
  • Investimenti in attivi immateriali: diritti di brevetto, licenze, know how o altre forme di proprietà intellettuale, compreso il trasferimento di diritti di proprietà in imprese a condizione che tale trasferimento avvenga tra imprese non appartenenti allo stesso gruppo; 
  • Capitale circolante.

Con Garanzia Campania Bond le PMI campane possono ottenere un finanziamento a lungo termine, senza rilasciare garanzie reali e con condizioni economiche competitive, rispetto ai costi per operazioni analoghe. 

Caratteristiche del minibond

I minibond avranno una durata non superiore ad otto anni, sebbene non sia stato fissato un importo massimo, considerato che la composizione del portafoglio prevede una media di 3 Milioni con una tolleranza in aumento del 20%, è ragionevole considerare un taglio compreso tra i 2 e 3,5 Milioni per singola emissione. Il preammortamento potrà essere compreso tra un minimo di sei ed un massimo di diciotto mesi.

I titoli saranno sottoscritti da una SPV che, a sua volta, si finanzia mediante un emissione rivolta ad investitori istituzionali. L’ ammontare massimo è di 148 milioni di euro.

L’emissione è garantita da Sviluppo Campania, con risorse del POR FESR Campania 2014-2020 per 37 Milioni, importo che copre il 100% delle prime perdite fissate nel 25% del portafoglio.

Sovvenzione per le spese di emissione

In questa seconda edizione si aggiunge un contributo a fondo perduto, erogato direttamente da Sviluppo Campania, che copre il 50% dei costi di organizzazione e gestione a carico delle imprese emittenti.

Tra i principali vantaggi offerti da Garanzia Campania Bond, si evidenziano:

  • L’ottenimento di nuova finanza a condizioni favorevoli rispetto a quelle che ottenibili mediante emissioni individuali;
  • L’esclusione di garanzie esterne da parte della proprietà;
  • L’adozione di uno strumento di finanza strutturata che può fare da leva sia per altre emissioni sia per la quotazione in borsa.

Russiello & Partners, assiste le imprese che intendono valutare l’emissione di minibond in tutte le fasi della procedura, dalla verifica preliminare del rating, della probabilità di default, del DSCR e dei requisiti di accesso, alla predisposizione del piano industriale, redatto in linea con gli standard previsti per l’accesso al mercato dei capitali.

(*) I requisiti di accesso sono: assenza di perdite d’esercizio in più di uno degli ultimi 3 esercizi e, sulla base dell’ultimo Bilancio approvato: • Ricavi di Vendita: minimo Euro 10 milioni • PFN/EBITDA: < 5,0x • PFN/PN: < 3x • EBITDA/Ricavi di Vendita: > 4%.

FONTI

Garanzia Campania Bond

Avviso Garanzia Campania Bond

Credits | Wealth and Population of Nations Affects Climate Health Impacts — Environmental Graphiti

Images by Alisa Singer – Environmental Graphiti®


Iscriviti alla nostra newsletter





I piani attestati per la ristrutturazione di debiti contratti nell’ambito di programmi di agevolazione

Gli accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento come soluzione per la ristrutturazione di finanziamenti agevolati scaduti.

Il susseguirsi di eventi esterni che impattano sul normale andamento dei mercati, ha comportato una serie di shock sulle situazioni finanziarie di molte imprese che necessitano di forme di supporto strutturali.

Tra le difficoltà con le quali occorre confrontarsi, si rileva la presenza di molte società che hanno beneficiato di finanziamenti agevolati ottenuti mediante partecipazione a bandi indetti a livello nazionale o regionale e che presentano difficoltà nel rispetto dei tempi di rimborso. I finanziamenti agevolati, riconducibili alla famiglia dei fondi SIE e degli altri fondi di sviluppo europei, hanno un minimo comun denominatore nella rilevata presenza di fallimenti di mercato [1], ovvero nell’esistenza di un mismatch tra l’offerta di capitali e la domanda di nuova finanza, promossa da aziende di tutte le dimensioni ed operanti nei vari settori, di volta in volta, ritenuti ammissibili.

Riprendendo la terminologia del Regolamento UE 1303/2013, si evidenzia che gli incentivi erogati con fondi di investimento e sviluppo europei, si configurano come soluzioni sub-ottimali destinate a colmare un vuoto creato dall’assenza di offerte a condizioni di mercato.

La presenza di un contributo pubblico, riconosciuto mediante finanziamenti diretti, contributi in conto interesse e garanzie, fa assumere, pertanto, una diversa natura a tali tipologie di esposizioni che, se, in senso lato, possono essere assimilate ai debiti verso il pubblico, dall’altro hanno una genesi del tutto diversa, in quanto generati nell’ambito di programmi di crescita e sviluppo ed erogati in presenza di un market failure.

In considerazione della natura dei debiti, dei requisiti soggettivi dei debitori e delle finalità dei prestiti, si ritiene che gli stessi possano essere ristrutturati, purché l’azienda abbia contezza della natura della crisi, disponga di un piano industriale e fornisca dati attendibili sulle previsioni economico finanziarie, traducibili in un piano attestato redatto ai sensi dell’art. 56 del nuovo Codice della Crisi (CCII) [2].

Tale opzione, consente al soggetto gestore di:

Avere un quadro attendibile e certificato della composizione del debito, evidenziando il peso dei finanziamenti agevolati sull’esposizione complessiva.

Far emergere l’entità, la natura dello stato di crisi e la sussistenza dei requisiti per una ripresa della continuità aziendale.

Prevedere l’impatto che potrebbe avere l’inasprimento delle azioni di recupero sullo stato di crisi e sugli altri creditori sociali, ovvero valutare il rischio che la crisi dilaghi, provocando un “effetto domino” su altre aziende collegate al debitore.

Lo strumento proposto, rappresenta un concreto caso applicativo della rescue culture, ovvero della volontà del legislatore europeo di facilitare nelle forme possibili il salvataggio di aziende, in particolare di quelle già considerate meritevoli di un supporto agevolativo, sebbene di altra natura.

Adottando un generale, ma strutturato, approccio alle politiche di recupero gestite caso per caso, i gestori di risorse pubbliche, consentono ai casi di emergere tempestivamente, evitando di incorre negli inadempimenti previsti dal monitoraggio degli adeguati presidi organizzativi ed offrono l’opportunità di mitigare l’aggravarsi di crisi reversibili, prevenendone l’evoluzione in stato di insolvenza di cui all’art. 2, comma 1, lett. a) o b) CCII [3].

Ciò premesso, si individuano alcune delle caratteristiche che dovrebbe contenere un piano di risanamento redatto con il fine specifico di ristrutturare debiti contratti nell’ambito di programmi di agevolazione [2].

Caratteristiche del piano di risanamento per la ristrutturazione di debiti finanziari scaduti.

Il piano di risanamento per la ristrutturazione di debiti derivanti da finanziamenti agevolati, oltre ad essere redatto, ai sensi art. 56, a cura di un esperto [4] , dovrebbe fornire alcune informazioni essenziali, quali, ad esempio:

  1. La composizione dei debiti che deve prevedere un’incidenza rilevante del finanziamento agevolato rispetto al passivo complessivo, o comunque evidenziare un peso tale da pregiudicare, in caso di escussione, la possibilità di recupero della continuità aziendale.
  2. Un approfondimento di dettaglio sull’esposizione della Beneficiaria, indicando la granularità ovvero la concentrazione dei debiti verso il personale ed altri fornitori di micro o piccole dimensioni che potrebbero subire in effetto contagio dall’aggravarsi della crisi.
  3. Una diagnosi accurata della natura e le cause della crisi che deve descrivere la presenza di fattori esterni e la possibilità di rimuovere gli elementi che hanno comportato l’insorgere o l’aggravarsi della situazione attuale.  
  4. La nuova finanza che i soci devono impegnarsi a conferire ovvero la rinuncia al rimborso di eventuali finanziamenti pregressi se presenti, in misura comunque non inferiore al debito oggetto di ristrutturazione. In particolare, in caso di write-off della sorta capitale e/o interessi i
  5. La presenza di forme di incentivazione del capitale umano, favorendo l’ingresso nel capitale del personale mediante il rilascio di stock options ovvero identificando programmi Worker/Management Buyout.

[1] REGOLAMENTO (UE) N. 1303/2013 Art. 37 comma 2. “Il sostegno di strumenti finanziari è basato su una valutazione ex ante che abbia fornito evidenze sui fallimenti del mercato o condizioni di investimento subottimali, nonché sul livello e sugli ambiti stimati della necessità di investimenti pubblici, compresi i tipi di strumenti finanziari da sostenere.  [2] Art. 56 – D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 – Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza “1. L’imprenditore in stato di crisi o di insolvenza può predisporre un piano, rivolto ai creditori, che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria. [3] Art. 2, comma 1 D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 – Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza-  ‘’a) «crisi»: lo stato di squilibrio economico-finanziario che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate; b) «insolvenza»: lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni’’ [4] Art. 2, comma 1 lettera o) D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 – Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza-   “il professionista incaricato dal debitore nell’ambito di una delle procedure di regolazione della crisi di impresa che soddisfi congiuntamente i seguenti requisiti: 1) essere iscritto all’albo dei gestori della crisi e insolvenza delle imprese, nonché nel registro dei revisori legali; 2) essere in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 2399 del codice civile; 3) non essere legato all’impresa o ad altre parti interessate all’operazione di regolazione della crisi da rapporti di natura personale o professionale; il professionista ed i soggetti con i quali è eventualmente unito in associazione professionale non devono aver prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore, né essere stati membri degli organi di amministrazione o controllo dell’impresa, né aver posseduto partecipazione in essa”,

CLIMATE CHANGE MITIGATION AND UNSUSTAINABILITY GOALS

Images by Alisa Singer – Environmental Graphiti®




Fondo per la progettazione territoriale: 161 milioni disponibili per gli enti territoriali

Come accedere al Fondo per la progettazione dedicato ai comuni delle aree interne


I 4.800 Comuni ricompresi nella mappatura delle aree interne con popolazione non superiore ai 30mila abitanti, le Province e le Città metropolitane delle regioni del Sud, Marche e Umbria, possono beneficiare delle risorse del Fondo per la progettazione territoriale.

La progettazione integrata territoriale ha lo scopo di attivare partenariati pubblico-privati con l’obiettivo di sviluppare programmi di intervento finalizzati allo sviluppo di aree territoriali.

I comuni avranno a disposizione risorse dedicate per acquisire progetti e idee in ambito urbanistico e dell’innovazione sociale, accrescendo l’efficacia della propria partecipazione ai bandi finanziati con le risorse del PNRR e previsti nella programmazione 2021-2027 dei Fondi strutturali e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

La scelta della procedura per l’utilizzo delle risorse del Fondo dipende dalla dimensione demografica dell’ente.

La procedura può essere svolta in modo diretto per l’affidamento del progetto di fattibilità tecnica ed economica ai sensi dell’art. 36 comma 1 lett. a) del D. Lgs 50/2016, usufruendo del contributo assegnato, se la dimensione demografica dell’ente non supera i 5mila abitanti.

Il Fondo per la progettazione rappresenta quindi una misura innovativa a sostegno degli enti territoriali, che intendono partecipare ai bandi e all’assegnazione delle risorse del PNRR.

I concorsi indetti dovranno essere coerenti con le finalità previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ovvero le proposte devono essere utili a realizzare:

  • la transizione verde dell’economia locale;
  • la trasformazione digitale dei servizi;
  •  la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva che assicuri lo sviluppo armonico dei territori, anche dal punto di vista infrastrutturale;
  • la coesione economica;
  • l’occupazione;
  • la produttività e la competitività;
  • lo sviluppo turistico del territorio;
  • l’innovazione sociale;
  • la cura della salute;
  • la resilienza economica, sociale e istituzionale a livello locale, nonché il miglioramento dei servizi per l’infanzia e di quelli tesi a fornire occasione di crescita professionale ai giovani e ad accrescere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Il fondo finanzia, nel caso di lavori pubblici, concorsi di progettazione articolati in due fasi.
La partecipazione alla prima fase è aperta a tutti gli operatori economici in forma singola o associata, ai soggetti di cui all’art. 46 del Codice dei contratti pubblici e ai soggetti abilitati ad offrire sul mercato servizi di ingegneria e di architettura, in forza del diritto nazionale.

Nello specifico sono ammessi:
– i raggruppamenti temporanei, anche non costituiti;
– le reti di imprese;
– le reti di professionisti;
– le reti miste.

Sono invece esclusi gli operatori economici per i quali sussistono le cause di esclusione di cui all’articolo 80 del Codice.

La seconda fase, avente ad oggetto l’acquisizione del progetto di fattibilità, si svolge tra i soggetti individuati attraverso la valutazione di proposte di idee presentate nella prima fase e selezionate senza formazione di graduatorie di merito e assegnazione di premi ed è volta ad individuare la migliore proposta progettuale tra quelle presentate dai concorrenti ammessi.

Le proposte progettuali afferenti ai lavori pubblici devono possedere un livello progettuale almeno pari a quello del progetto di fattibilità tecnico-economica ed essere effettuate secondo le linee guida, in materia di progettazione infrastrutturale, adottate dall’Autorità politica delegata per il sud e la coesione territoriale di concerto con Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.

Spese ammissibili

Sono ammesse alle risorse del Fondo le seguenti spese:

  • i premi per la messa a bando di concorsi;
  • i compensi per lo sviluppo di progetti di fattibilità tecnico-economica;
  • le spese per i rilievi e per le indagini strettamente necessari per l’avvio delle procedure;
  • le spese di pubblicazione dei bandi;
  • le spese per le commissioni di gara;
  • le spese per attività tecnico amministrative di supporto al responsabile del procedimento per le attività preliminari alla predisposizione del documento di indirizzo della progettazione;
  • le imposte e le tasse.

Non sono invece ammesse spese per espropri, acquisto di aree, lavori e fornitura di beni di qualsiasi natura.

Modalità di erogazione

Le erogazioni sono effettuate dall’Agenzia per la Coesione territoriale, con la seguente modalità:

  1. anticipo fino al 50% del contributo, dopo la pubblicazione del bando o dell’affidamento;
  2. a saldo del contributo, al momento dell’approvazione da parte del responsabile unico del procedimento della graduatoria dei concorsi oppure in caso di verifica positiva da parte dell’ente beneficiario del progetto.

I contributi sono revocati, integralmente o parzialmente, nel caso di mancato o di parziale utilizzo e sono redistribuite fra gli enti beneficiari non assoggettati a revoca, sulla base di criteri contestualmente definiti. Di conseguenza, gli enti più efficienti nella gestione dei progetti nei tempi prestabiliti potrebbero beneficiare di ulteriori risorse.

L’Agenzia per la Coesione territoriale, dando seguito ad una specifica disposizione della norma istitutiva del Fondo, ha pubblicato sul proprio sito istituzionale schemi di bando tipo per i concorsi di progettazione e idee, così come precedentemente approvati dal Consiglio dell’ANAC.

I bandi e/o gli affidamenti vanno pubblicati entro il 18 agosto 2022.

Russiello & Partners partecipa alla co-progettazione di iniziative coerenti con gli obiettivi del PNRR, fornendo uno specifico supporto nella definizione delle metriche da impiegare per le analisi ex ante e le valutazioni di impatto economico e sociale delle iniziative, funzionali alla stima dei benefici di breve e medio lungo termine generati dagli investimenti.

FONTI:

Ministero per il Sud e la Coesione territoriale
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 dicembre 2021
Allegato A – Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 dicembre 2021
Agenzia per la Coesione territoriale – Schemi di bando tipo
Codice dei contratti pubblici – Decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50


Iscriviti alla nostra newsletter





500 milioni per lo sviluppo di servizi e infrastrutture nelle Aree Interne

Avviso pubblico “Servizi e infrastrutture sociali di comunità”


I Comuni delle Aree Interne, individuati nella mappatura 2021-2027, possono partecipare[i] ad un nuovo Avviso pubblico denominato “Servizi e infrastrutture sociali di comunità” finanziato da fondi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “PNRR” e dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC).

Nelle Aree Interne vive circa un quarto della popolazione italiana ed è organizzata in una porzione di territorio che supera il sessanta per cento della superficie nazionale. Al fine di contrastare il graduale processo di desertificazione economica e spopolamento dei territori indotto dalla riduzione dell’occupazione, l’Avviso interviene su un’ampia tipologia di interventi in ambito sociale, culturale ed economico.

L’obiettivo, in coerenza con la missione diretta all’inclusione e alla coesione inserita nel “PNRR”, prevede una dotazione finanziaria pari a 500 milioni di euro, destinati a promuovere soluzioni di contrasto a situazioni di disagio e fragilità sociale, mediante la creazione di nuovi servizi e infrastrutture sociali e/o il miglioramento di quelli esistenti, favorendo l’aumento del numero di destinatari dei servizi e/o la qualità dell’offerta.

In favore degli interventi nelle aree del Mezzogiorno è prevista una quota pari ad almeno il 40% dell’importo complessivo, ovvero 200 milioni di euro.

Possono partecipare all’Avviso esclusivamente:

  • Comuni rientranti nelle Aree Interne (si veda mappa);
  • Enti pubblici del settore Sanitario;
  • altri soggetti pubblici.

Il finanziamento erogabile varia in relazione alla popolazione residente nei Comuni:

Popolazione Importo massimo Euro
Fino a 3.000 abitanti Euro 300.000
Fino a 10.000 abitanti Euro 1.000.000
Fino a 30.000 abitanti Euro 2.000.000
Oltre 30.001 abitanti Euro 3.000.000

In caso di aggregazione di Comuni, andrà considerata la popolazione complessiva dei comuni associati.
Gli Enti pubblici del Settore Sanitario e agli altri soggetti pubblici possono presentare proposte progettuali di importo complessivo non superiore a 5 milioni.

Sono ammissibili le proposte progettuali che abbiano ad oggetto lavori pubblici, forniture di beni e/o servizi, lavori pubblici e forniture di beni e/o servizi, rientranti nei seguenti ambiti di intervento:

  • servizi di assistenza domiciliare per gli anziani e relative infrastrutture;
  • infermiere e ostetriche di comunità e relative infrastrutture;
  • rafforzamento dei piccoli ospedali;
  • infrastrutture per l’elisoccorso;
  • rafforzamento dei centri per disabili;
  • centri di consulenza, servizi culturali, servizi sportivi;
  • accoglienza dei migranti e relative infrastrutture.

Sono ritenuti ammissibili gli interventi in base alla classificazione Codice Unico di Progetto (”CUP”) di cui all’Allegato 1, sono invece esclusi gli interventi relativi a edifici e/o infrastrutture che non risultano di proprietà pubblica.

Gli interventi dovranno concludersi entro il termine del 30 giugno 2025.

Le domande di partecipazione vanno trasmesse tramite la Piattaforma accessibile dalla pagina istituzionale dell’Agenzia per la Coesione Territoriale a partire dal giorno 11 aprile 2022 ed entro le ore 14.00 del giorno 16 maggio 2022.

La valutazione delle proposte progettuali è demandata all’Amministrazione attuatrice delegata, l’Agenzia per la Coesione Territoriale, che procederà, anche tramite apposite commissioni di valutazione, ad attribuire i relativi punteggi sulla base dei criteri previsti nell’Avviso.

Al fine di facilitare la verifica della sussistenza dei requisiti minimi e di stimare le possibilità di successo delle proposte progettuali, è stata predisposta una mappa riportante i criteri adottati ed i relativi punteggi attribuibili[ii] per la valutazione, suddivisa in base alla tipologia di intervento.

Il punteggio massimo è di 90 punti per interventi distinti di lavori e forniture di beni e/o servizi. I progetti integrati di lavori e forniture avranno anch’essi il punteggio massimo di 90 punti, dato dalla metà dell’importo complessivo dei rispettivi punteggi degli interventi.

Made with Flourish

Saranno ammesse al finanziamento le proposte che raggiungeranno la soglia minima di idoneità di 30 punti su 90.

L’Agenzia per la Coesione Territoriale redigerà le graduatorie approvate con Decreto del Direttore Generale e successivamente pubblicate sul sito istituzionale dell’Agenzia e trasmesso al Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale.
Le domande saranno finanziate fino ad esaurimento delle risorse disponibili, sulla base della graduatoria.

Russiello & Partners ha creato un team di lavoro dedicato alla verifica di fattibilità preliminare, al calcolo orientativo dei punteggi ed all’analisi ex ante degli impatti e dei risultati generati dal programma. In linea con tutti i finanziamenti PNRR e FSC, oltre alla immediata cantierabilità, i programmi devono generare benefici durevoli e misurabili, stimati sulla base di metriche attendibili e monitorati con intervalli temporali rapportati alla tipologia e complessità dell’intervento, attività che lo studio esegue con metodologie certificate, predisposte a valle di un adeguato panel di esperienze maturate e lezioni apprese.

Per contatti:
office@russiello.com
+39 344 2216138


[i] Per analizzare gli indicatori in base al punteggio, cliccare sulla sezione “Filtro” e selezionare uno dei campi inseriti nella mappa.
[ii] Anche in forma associata come consorzi, unioni, Convenzioni o mediante soggetti aggregatori previsti dal Codice dei Contratti Pubblici.


FONTI:
Ministero per il Sud e la Coesione territoriale – Aree interne, 500 milioni per infrastrutture e servizi sociali
Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC)
Avviso pubbilco “Servizi e infrastrutture sociali di comunità”
Allegato 1 – Interventi ammissibili
Allegato 2 – dichiarazioni


Iscriviti alla nostra newsletter





Valorizzazione dei Borghi storici: risorse stanziate dal PNRR

Proposte di intervento per la rigenerazione culturale e sociale dei piccoli borghi storici

Nel nostro Paese si trovano innumerevoli piccoli Borghi spesso dimenticati da tempo, luoghi suggestivi di particolare bellezza paesaggistica e dotati di contenuti storici ed artistici senza eguali al mondo. Purtroppo, molte di queste splendide testimonianze del nostro passato sembrano destinate ad un lento oblio.

Al fine di dare una chance di recupero e immaginare un possibile diverso futuro a questi luoghi, è stato pubblicato l’avviso pubblico “Proposte di intervento per la rigenerazione culturale e sociale dei piccoli borghi storici”. La misura, finanziata con risorse provenienti dal PNRR, sostiene progetti finalizzati ad accrescere, più in generale, l’attrattività di piccoli Comuni caratterizzati da un significativo patrimonio culturale e ambientale nei quali sia presente un borgo storico.

Per “borghi storici” si intendono quegli insediamenti storici chiaramente identificabili e riconoscibili nelle loro originarie caratteristiche tipo-morfologiche, per la permanenza di una prevalente continuità dei tessuti edilizi storici e per il valore del loro patrimonio storico-culturale e paesaggistico.

L’avviso prevede due linee di intervento:

  • la linea A, la quale mira a contrastare lo spopolamento dei territori coinvolti e prevede uno stanziamento di 420 milioni destinati a 21 progetti, uno per ogni regione o provincia autonoma, quindi un contributo massimo di 20 milioni per ogni iniziativa. Possono partecipare al bando i borghi oggetto di spopolamento e con una componente residenziale di massimo trecento unità abitative;
  • la linea B finalizzata alla realizzazione di progetti di rigenerazione culturale e sociale di almeno 229 borghi storici, prevede complessivamente risorse pari a 580 milioni di cui 380 milioni di euro per i progetti locali di rigenerazione culturale e sociale presentati da Comuni in forma singola o aggregata, fino ad un massimo di 3 Comuni, con popolazione residente complessiva fino a 5.000 abitanti e 200 milioni, come misura d’aiuto, attivata attraverso una procedura gestita dal Ministero della Cultura, a favore delle micro, piccole e medie imprese, profit e non profit, localizzate o che intendono insediarsi nei borghi selezionati.

Le risorse possono essere adoperate per finanziare progetti locali di rigenerazione culturale e sociale di borghi storici, l’importo massimo del contributo concedibile è pari a 1,5 milioni. Qualora il Progetto sia proposto da un’aggregazione di Comuni, il finanziamento potrà essere incrementato del 30% per ogni Comune aggregato al capofila, a condizione che preveda espressamente interventi anche nel borgo storico del medesimo Comune.

Il finanziamento è concesso nella forma del contributo a fondo perduto ed è pari al 100% delle spese ammissibili per la realizzazione degli interventi nei limiti del massimale. In ipotesi di Progetti locali di rigenerazione culturale e sociale di importo complessivo superiore al massimale, è fatto obbligo al soggetto attuatore di garantire la copertura della quota eccedente il massimale e di dare completa attuazione all’intero progetto per il 100% del relativo importo.

Le domande di partecipazione dovranno essere inviate al Ministero della Cultura entro il 15 marzo 2022. Le domande di finanziamento pervenute nei termini sono soggette a verifica di ammissibilità formale da parte del Ministero della Cultura, con il supporto di una Segreteria tecnica appositamente costituita. Le domande ammesse vengono poi valutate nel merito da un’apposita Commissione istituita dal Ministero della Cultura alla quale parteciperanno, oltre ai rappresentanti dello stesso Ministero, un rappresentante delle Regioni, un rappresentante dell’ANCI e un rappresentante del Comitato Borghi.

A ciascuna domanda viene attribuito un punteggio da 0 a 100, con una soglia minima di sufficienza pari a 60 su 100; la Commissione è poi tenuta a stilare la graduatoria delle domande ammissibili a finanziamento sulla base degli indicatori di valutazione riportati nella seguente mappa, realizzata in modo da evidenziare gli indicatori aventi un peso maggiore[1].

Made with Flourish

Saranno finanziate le proposte che avranno raggiunto il punteggio minimo di sufficienza, in ordine decrescente di graduatoria, fino ad esaurimento della dotazione finanziaria disponibile.

Il Progetto di rigenerazione, in tutte le sue componenti progettuali e di interventi, dovrà essere interamente realizzato e completato entro il termine perentorio del 30 giugno 2026, in coerenza con le tempistiche previste dal PNRR e secondo le fasi attuative che risulteranno indicate nel medesimo Progetto approvato.

Le proposte progettuali per la rigenerazione, valorizzazione e gestione del grande patrimonio di storia, arte, cultura e tradizioni presenti nei piccoli centri italiani devono garantire, allo stesso tempo, una rivitalizzazione sociale ed economica, mediante un rilancio occupazionale, misure di contrasto allo spopolamento, una più assidua partecipazione culturale ed incrementare l’attrattività turistica.

Analogamente ad altri progetti finanziati con il PNRR, anche questo avviso prevede l’identificazione di indicatori di impatto puntuali e monitorabili. Russiello & Partners, con il supporto di Wide, società specializzata nella misurazione e certificazione dei risultati, contribuisce alla stesura dei progetti identificando ex ante la metodologia di valutazione degli impatti e gli strumenti per il controllo nel tempo dei risultati prospettati.

La mappatura dei risultati attesi, la coerenza con il contesto di riferimento e la congruenza tra le azioni proposte ed il programma di investimento, è un’attività complessa le cui competenze si maturano esclusivamente sul campo, non essendovi allo stato strumenti teorici e casi empirici universalmente applicabili.

Il supporto fornito da Russiello & Partners parte dalla creazione di metriche dedicate, accompagnate da analisi puntuali riferite allo specifico progetto e assicura il monitoraggio dell’efficacia nel tempo, rappresentando ove necessario, interventi di adattamento e fine tuning delle strategie originarie.

office@russiello.com
+39 081 314 14 75

FONTI:
Avviso pubblico nazionale – PNRR – “Rigenerazione culturale e sociale dei piccoli borghi storici”
Modifica Avviso pubblico nazionale – PNRR – “Rigenerazione culturale e sociale dei piccoli borghi storici”
Ministero della cultura – Avviso pubblico progetti di rigenerazione culturale e sociale dei piccoli borghi storici
Ministero della cultura – Comunicato


[1] Per analizzare gli indicatori in base al punteggio, cliccare sulla sezione “Filtro” e selezionare uno dei campi inseriti nella mappa.



Iscriviti alla nostra newsletter





Dispersione d’acqua nelle reti idriche, oltre 300 Milioni per nuovi investimenti

Perdite nelle reti di distribuzione idriche: cause e analisi territoriale

L’Organizzazione delle Nazione Unite “ONU” ha istituito la Giornata mondiale dell’acqua celebrata il 22 marzo. L’acqua e i servizi ad essa correlati sono elementi fondamentali per il benessere dei cittadini, la sostenibilità ambientale e la crescita economica, appare perciò necessario esperire monitoraggi regolari e azioni tempestive per sviluppare strategie di gestione della risorsa idrica.
A seguito di un confronto internazionale del volume pro capite di acqua prelevata annualmente per uso potabile nei Paesi dell’Unione Europea, è emerso che l’Italia è il paese con il prelievo maggiore, un valore che è cresciuto costantemente negli ultimi anni. In particolare, le regioni del Nord-ovest e del Sud contribuiscono a più della metà dei prelievi complessivi di acqua per uso potabile. Le fonti di prelievo possono essere acque sotterranee, acque superficiali, acque marine o salmastre; le prime tendono a essere maggiormente utilizzate per il consumo umano in quanto sono generalmente di qualità migliore e non necessitano di trattamenti spinti di potabilizzazione.
I passaggi principali del ciclo dell’acqua potabile sono: il prelievo dall’ambiente, l’eventuale trattamento di potabilizzazione, l’adduzione nei serbatoi di accumulo e la distribuzione in rete fino agli utenti finali.

Le perdite idriche rappresentano uno dei principali problemi per il conseguimento di una gestione sostenibile dei sistemi acquedottistici. La differenza tra acqua immessa in rete e l’acqua fatturata equivale all’ammontare delle perdite che si verificano lungo la catena di distribuzione. Non vi è processo di distribuzione di acqua realizzato senza alcuna perdita lungo il percorso che dai serbatoi giunge agli utenti finali, in quanto le fonti di approvvigionamento d’acqua sono spesso lontane da dove essa è necessaria; ciò richiede il prelievo dell’acqua alla fonte e il trasporto fino al punto di consegna o di utilizzo.

Le statistiche sull’acqua condotte dall’Istat offrono una lettura di questo fenomeno con riferimento al territorio e alla popolazione, fornendo un focus tematico annuale che propone i risultati provenienti da diverse indagini e analisi. In Italia, le perdite idriche totali della rete nazionale di distribuzione dell’acqua potabile sono pari al 42,0%, ovvero ogni 100 litri immessi nel sistema, 42 litri non sono consegnati agli utenti finali.
Le differenze territoriali e infrastrutturali ripropongono una consolidata geografia delle perdite idriche, con le situazioni più critiche concentrate nelle aree del Centro e del Mezzogiorno: dispersioni superiori al 45% si riscontrano nelle città metropolitane di Roma (45,1%), Palermo (45,7%), Reggio Calabria (46,6%), Cagliari (48,4%) e Bari (51,2%). Tuttavia, Milano si colloca tra i capoluoghi più virtuosi d’Italia con una percentuale di perdite di rete pari all’18,7%, ben al di sotto della media nazionale.

Nella maggior parte delle città italiane l’infrastruttura idrica è soggetta a un forte invecchiamento e deterioramento. Da una parte, le dispersioni sono fisiologiche, in quanto sono legate all’estensione della rete, al numero degli allacci, alla loro densità e alla pressione d’esercizio, da un’altra parte, sono derivanti da criticità di vario ordine quali rotture nelle condotte, obsolescenza degli impianti, consumi non autorizzati, prelievi abusivi dalla rete o errori di misura dei contatori.
Tuttavia, la presenza di perdite idriche comporta conseguenze da diversi punti di vista: ambientale, a causa dello spreco della risorsa; finanziario, in quanto l’acqua non fatturata rappresenta un danno economico per il gestore; energetico, tra cui l’aumento dei consumi di energia per le attività di pompaggio; viabilistico, in seguito all’apertura di cantieri temporanei per il risanamento; sociale, in quanto possono essere collegate a possibili danni a cose e persone.

Le perdite idriche della rete di distribuzione si distinguono in:

  1. perdite totali, ottenute sottraendo i volumi erogati autorizzati ai volumi immessi in rete;
  2. perdite apparenti, dovute a volumi sottratti senza autorizzazione – come allacciamenti abusivi – e a volumi erogati, ma non effettivamente misurati, a causa dell’imprecisione o del malfunzionamento dei contatori. Si tratta di un volume stimato dal gestore della rete;
  3. perdite reali, ottenute come differenza tra le perdite totali e quelle apparenti.

Nonostante il miglioramento dell’efficienza dell’infrastruttura idrica costituisca una priorità improrogabile per molti gestori del servizio idrico impegnati a minimizzare le perdite, individuando quelle occulte, garantire un’adeguata misurazione dei consumi ed effettuare un più assiduo monitoraggio dei contatori, le dispersioni continuano a essere persistenti in tutto il territorio nazionale.

Arrivo di ingenti risorse comunitarie per ridurre le perdite e digitalizzare il monitoraggio delle reti di distribuzione dell’acqua

Per contrastare questo fenomeno ed eliminare il gap territoriale tra Nord e Sud per quanto riguarda le perdite idriche, mediante il bando emanato dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili l’8 novembre 2021, sono state stanziate risorse finanziarie dal programma React-EU, per ridurre le dispersioni di acqua e migliorare la gestione delle risorse idriche al servizio dei cittadini meridionali, in particolare delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.
Possono presentare richieste di finanziamento gli Enti di Governo d’Ambito che operano nelle regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) che abbiano affidato il servizio a soggetti legittimati ai sensi dell’art.172 del Dlgs.152/2006. Sono ammessi a finanziamento solamente gli interventi per i quali è previsto il completamento delle attività entro il 31 dicembre 2023. Inoltre, sono considerate spese ammissibili i costi direttamente collegabili alla realizzazione del progetto proposto, le spese tecniche di progettazione, verifica, validazione, direzione dei lavori, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, collaudo.

In conclusione, la proposta di finanziamento, a pena di esclusione, dovrà rispettare i seguenti requisiti di ammissibilità, generali e specifici:

  1. localizzazione nei territori delle Regioni meno sviluppate;
  2. ridurre il “water service divide[i]”, efficientare la gestione della risorsa idrica;
  3. conformità con la strategia e i contenuti dell’Accordo di Partenariato e del PON Infrastrutture e Reti;
  4.  assenza di duplicazione di finanziamenti provenienti da altri fondi comunitari, nazionali e regionali;
  5. rispetto dei criteri di demarcazione con altri fondi e con altri POR/PON al fine di evitare eventuali sovrapposizioni;
  6. dotazione da parte del beneficiario di una struttura gestionale adeguata secondo criteri di qualità nel rispetto degli obblighi normativi;
  7. comprovato rispetto della normativa vigente in materia ambientale, di appalti pubblici e di aiuti di Stato;
  8. presentazione di un cronoprogramma di attuazione dettagliato.

FONTI:

Report Istat 2021
Ministro per il Sud e la coesione territoriale
Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili
Avviso pubblico di manifestazione di interesse per la formulazione di proposte progettuali nell’ambito dell’asse iv – “Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti”

[i] Indicatore utilizzato per conoscere le differenze tra territori nella gestione delle risorse idriche e delle reti fognarie.



Iscriviti alla nostra newsletter





Bonus alberghi

Bonus alberghi

Superbonus 80%

In coerenza con gli obiettivi del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, si attende un bonus ad hoc per le imprese alberghiere, agriturismi, complessi termali e stabilimenti balneari intenzionati ad effettuare interventi alle proprie strutture.

Si tratterebbe di un superbonus all’80% esteso fino al 2024 con un contributo a fondo perduto per la ristrutturazione degli hotel. L’agevolazione potrà finanziare gli investimenti avviati e non conclusi prima dell’entrata in vigore, purchè sia certificabile che sia avvenuto l’inizio dei lavori dopo il 1° febbraio 2020

Tale incentivo include opere riguardanti l’efficienza energetica, l’eliminazione delle barriere architettoniche fino ai lavori per le piscine termali e potrà essere utilizzato come credito d’imposta per abbattere tasse e contributi dovuti o essere ceduto in tutto o in parte a soggetti terzi entro il 2025.

Il fondo perduto

In aggiunta al superbonus dell’80%, le stesse imprese possono chiedere un contributo a fondo perduto per un importo massimo fino a 40mila euro. Cumulativamente può essere aumentato di ulteriori 30mila euro se gli interventi per digitalizzazione e innovazione tecnologica delle strutture coprono almeno il 15% dell’investimento. Oppure possono essere incrementati di 20mila euro nei casi di imprenditoria femminile e giovanile (under 35) o ancora di 10mila euro per le imprese con sede operativa in una regione del Sud.
In tutti i casi, comunque, l’aiuto a fondo perduto non potrà superare i 100mila euro complessivi, seguirà le regole del Temporary framework sugli aiuti di Stato Covid e sarà erogato in unica soluzione al termine degli interventi. Su richiesta si potrà ricevere un anticipo del 30 per cento.